lunedì 18 ottobre 2010

È successo ancora, a distanza di poco tempo.

Lo scenario di sangue dove due giovani vite innocenti sono state spezzate: Alex Biasin di 18 anni e Elena Pecin di 19 (Fonte il Gazzettino)
Non molto tempo fa' avevo scritto "Senza ipocrisie in memoria della Sig.ra Marina Badiello" cercando di affrontare senza isterismi l'omicidio di una casalinga a Padova per mano di alcuni rom e il conseguente dramma di un marito e di una figlia che hanno perso tragicamente la persona che più amavano. Ora a perdere la vita a distanza di pochi giorni sempre a Padova e sempre per mano di un nomade che guidava a 190 all'ora senza patente, sono due fidanzatini, Alex Biasin di 18 anni e Elena Pecin di 19 e i genitori di Alex versano in gravissime condizioni.


bhe io quella macchina quele bmw l'ho incrociata per via caselle di piove di sacco e dire che stava andando ad almeno 180kmh è dire poco, per chi conosce quella strada sa bene quanto stretta sia, quindi potrà capire il pelo che mi ha fatto... la cosa buffa è che 50-70 metri dietri c' erano i carabbinieri a sirene spente che li stavano inseguendo...io mi domando perche le sirene spente??? poi qualcuno mi spiega perche zingari e giostrai nel quartiere di sant' anna fanno le gare con le macchine di notte, mi ricordo di zingari conosciuti che con la UNO turbo facevano numeri da circo poi con i bmw e le golf....(auto di chi non so) ed io invece devo pagare 200 e più euro di multa per aver fatto i 62 sul limite 50...non è xenofobia è cruda realta...noi paghiamo loro godono dell' immunita....poveri sono apolidi....sapete quasi quasi divento uno zingaro giostraio pure io...domani mi compro roulotte e autopista
commento inviato il 18-10-2010 alle 09:44 da abrax

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Qualche pensiero disordinato.
Non vorrei che il mio sembrasse un proclama razzista e demagogico, ma, dopo aver letto una notizia del genere, per prima cosa, vorrei che qualcuno smettesse finalmente di giustificare sempre queste persone con la scusa che sono disorientate poiché si trovano ad affrontare un contesto di traffico molto diverso da quello a cui erano abituate, perché quando si lancia, sulla strada, un’auto a 180 all’ora non c’è giustificazione che tenga. Pur senza ignorare che il delitto di un singolo non può diventare il crimine di un intero popolo.
E poi vorrei puntare l’attenzione sul fatto che le pene riconducibili a questo tipo di reati sono sempre estremamente lievi, superficiali e del tutto inadeguate, per cui non hanno pressoché valore dissuasivo. Ma questo ovviamente vale per tutti e non solo per i rom.
Certo che quest’ultimo è sicuramente un punto debole per l’Italia, perché la scarsa repressione della criminalità finisce con attirare nel Paese molti malviventi.
E poi naturalmente non posso non fare delle considerazioni per quanto riguarda l’integrazione e sula volontà reale di queste persone di affrontare questo aspetto. Mi dite come possono integrarsi alla società uomini che, ancora ai giorni nostri, costringono mogli e figli all’accattonaggio, mentre loro viaggiano su auto lussuosissime di ultima generazione?
La politica italiana langue da questo punto di vista, e mentre fantastica su ideologie che dovrebbero teoricamente risolvere il problema, gli altri stati europei hanno già adottato soluzioni appropriate. Per esempio la Francia (aspramente criticata), dove i Rom hanno diritto di rimanere nel territorio solamente dimostrando di avere un lavoro, con l’obbligo per i loro figli di frequentare la scuola, e dove è vietato chiedere l’elemosina. In caso di disoccupazione, le stesse persone, hanno diritto a un sussidio di circa 900 euro al mese per la durata di sei mesi. Chi non rispetta queste regole viene immediatamente espulso dal Paese. Così è anche in Germania che attualmente accoglie circa 130.000 Rom e camminanti. Anch’essa ha adottato una linea politica sull’integrazione che si fonda su regole ben precise e severe. Pena per chi non le rispetta: l’espulsione.
Naturalmente sono contrario a ogni forma di razzismo, ma sono contrario anche a chi giudica razzista qualsiasi persona non si uniformi al buonismo a tutti i costi, diventando così razzista verso se stessa. Sì alla tutela dei diritti umani quindi, ma no alla paura di essere tacciati di razzismo ogni qualvolta si commenti, in maniera assolutamente civile, episodi come quello postato, altrimenti succede come in una cittadina della Svezia, dove circa una anno fa un immigrato ha violentato una ragazzina svedese e la polizia non è intervenuta per paura di essere accusata di razzismo, sono dovuti intervenire i cittadini. Naturalmente poi massacrati dai media.
Concludendo, penso che qualsiasi Paese civile abbia il dovere dell’accoglienza e dell’ospitalità, ma chi vi entra ha l’obbligo di adeguarsi alle regole del Paese ospitante e contribuirne alla crescita.
Matteo Dionisi M.

Anonimo ha detto...

Ho la sensazione che il reale significato della parola razzista sia stato di molto svalutato a causa di tutte le varie e più disparate accezioni più o meno azzeccate che persone, giornalisti etc continuano ad attribuire a questa parola.
Bisogna riuscire a fare una netta distinzione tra l’ideologia che, fondata su un'arbitraria distinzione dell'uomo in razze, giustifica la supremazia di un'etnia sulle altre e intende realizzarla attraverso politiche discriminatorie e persecutorie, e dall’altra parte invece la semplice applicazione della legge che deve essere uguale per tutti.
Si è arrivati al punto che la società tutta ad ogni livello sembra intimorita nel far applicare anche le semplici regole di convivenza civile per paura di essere accusata di razzismo.
Condivido le preoccupazioni di abrax, queste persone impunemente fanno ciò che vogliono e con la scusa di presunte persecuzioni nessuno sembra che gli possa dire più nulla.
Paradossalmente invece di essere trattati come tutti gli altri, uguali agli altri, la società ogni giorno con gli esempi ormai quotidiani di reati impunemente commessi da rom e non solo sta portando avanti un modello sbagliato che sempre più fa apparire queste persone agli occhi di tutti come “diversi”.
Questo si che rischia di trasformarsi a lungo andare in intolleranza verso il prossimo, e il fatto che la parola razzismo abbia subito tutte queste diluizioni di significati dissimili e sbagliati a mio parere comporterà il fatto che reali fenomeni di xenofobia si potranno sempre più difficilmente identificare e contrastare.
L’integrazione passa anzitutto attraverso il rispetto delle regole, questa è l’anticamera per la costruzione di una civile convivenza, per ottenere rispetto e per avere diritti.
Non si può pensare di ottenere l’integrazione facendo andare il processo al contrario come stanno tentando di fare in Italia da sempre.
Quando si entra in casa di un altro, si bussa, si chiede permesso e si entra in punta di piedi rispettando le regole di quella casa.
Mi pare che qui invece entrino dalla finestra e facciano quello che vogliono.
Questo è terreno fertile perché il razzismo incarni il suo reale significato e ciò non è auspicabile.

Sciretti Alberto ha detto...

Pensieri ordinati.

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