venerdì 8 ottobre 2010

Chiedono la pena di morte, perchè sono più bestie della BESTIA?

La pena di morte non è una pena. Si contesta l'omicidio per commetterne un altro, egualmente arbitrario. Illogico. Ti uccido perchè tu hai ucciso.

L'esecuzione capitale è un atto intrisecamente delittuoso: l'ordinamento che lo prevede non rispetta la condizione della propria validità. Per fortuna l'articolo 27 della Costituzione italiana comma 4: "Non è ammessa la pena di morte". Nessuno tocchi Caino, insomma. A questo punto, posto che ignorantia legis non excusat, chiedono la pena di morte violando la Costituzione italiana, perchè sono più bestie della BESTIA?

Medioevo \ Barbarie

18 commenti:

pippo ha detto...

Un essere vivente (purtroppo) che ha ucciso una "nipote" di 15 anni e la ha violentata dopo averla uccisa cosa merita?????
Michele Sciretti

Anonimo ha detto...

Siamo essere umani, primordiali animali bipedi, con il tempo CI SIAMO DATI leggi e ABBIAMO a poco poco cercato di nascondere e sopprimere la natura selvaggia che è insita in noi.
Quella natura e quella legge non scritta che ci fa scattare quanto qualcuno o qualcosa minaccia o attacca qualcosa o qualcuno a noi caro.
La leonessa come la formica attacca a costo della vita sua e dell'intruso chiunque o qualunque cosa osi anche solo minacciare il proprio nido.
Non metterei sullo stesso piano una pazza BESTIA assassina e indemoniata assetata di male nella sua forma più infernale con delle PERSONE che spinte da rabbia, senso di ingiustizia, schifo, chiedono, tanto è lo sdegno, l'incredulità, lo sconforto, il voltastomaco, che venga applicata la legge del taglione.
Vorrei vedere ciascuno di noi..
Che facciano leggi certe e sicure per tenere in gabbia le bestie e forse la gente disperata non chiederà più la pena di morte.
Forse hanno paura come me che questo porco se la cavi con poco magari con l'infermità di mente come già alcuni avvocati hanno ipotizzato.
Forse tanti pensano che in Italia oramai per tenere in gabbia questi mostri l'unico modo sia farli fuori.
Come dare loro torto dunque?
Parole parole parole, bella la costituzione, è una legge fatta da uomini per garantire giustizia e uguaglianza.
Se la giustizia non c'è allora la gente se ne esce con queste cose e non scandalizziamoci quindi.

Alessandro.

Sciretti Alberto ha detto...

Una pena, se vuole essere giusta, non può trovare la propria ratio nell'illogicità. Non puoi uccidere perché qualcuno ha ucciso. Non regge.

Al di là della illogicità manifesta, direi comunque che dall'occhio per occhio, dente per dente del Codice di Hammurabi, ne è passato di tempo. Anche l'epoca barbarica teoricamente è finita. Mi risulta che anche il Medioevo sia alle nostre spalle. Certo qualche ignorante, è rimasto indietro e gira ancora per i rioni con un cappio, non sapendo prima di tutto gestire i propri istinti bestiali di fronte al manifestarsi della bestia con delitti efferati. In questo senso il loro stile non si differenzia molto dalla BESTIA. Ma sono ignoranti isolati che non sanno che proprio in Italia il Granducato di Toscana, fu il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati il 30 novembre 1786.

Il 18 dicembre 2007 inoltre l'ONU, con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, ha approvato la Moratoria universale della pena di morte, promossa dall'Italia a partire dal 1994.

Anonimo ha detto...

Mah. E' un problema che mi tocca nel profondo, a cui non so dare risposta. Credo che il sentire espresso ("è una bestia, etc") sia comprensibile. Non per questo condivisibile; condivido con Alberto l'appello forte ad un principio razionale. Purtroppo credo che in questo casi l'onda emotiva forte di quanto accaduto non ci permetta di ragionare e riflettere con misura.
stefano

Anonimo ha detto...

Non si può pensare in uno stato civile di uccidere un essere umano per vendicarne un altro.
Detto questo il post dice: chiedono la pena di morte perchè sono più bestie della bestia?
Cerco di rispondere alla domanda.
Alla base di uno stato civile ed organizzato i cittadini delegano alcuni compiti allo stato, un esempio è appunto la giustizia che da privata e fai da te diventa normata e "uguale" per tutti.
C'è la sensazione diffusa che questo sia venuto meno, ossia che lo Stato non sia più in grado di garantire una giusta pena per chi sbaglia, anzi sempre più spesso c'è il pericolo di ritrovare in libertà dopo pochi anni le stesse "persone" capaci degli atti più ignobili.
Io quindi mi chiederei piuttosto: perchè dei cittadini in uno stato civile nel 2010 chiedono la pena di morte?

D.

Sciretti Alberto ha detto...

Faccio un esempio che credo sia esemplare. Angelo Izzo, criminale italiano tra i più efferati, fu condannato all'ergastolo per il massacro del Circeo del 1975. Nel novembre del 2004 i giudici del tribunale di sorveglianza di Palermo decisero di concedere a Izzo la semilibertà. Costui si accanì ancora con due povere donne, Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni). Il 28 aprile del 2005 le due donne sono state legate e soffocate e infine sepolte nel cortile di una villetta.
Il 12 gennaio 2007 Izzo è stato condannato all'ergastolo per questo nuovo crimine, condanna confermata anche in Appello.

Ora posto che qualsiasi persona di buon senso, intuisce da questa terribile storia, che nella Giustizia ci possano essere delle falle se non delle voragini, dovremmo preoccuparci degli interventi correttivi da apportare nell'ordinamento giuridico per evitare tutto ciò, piuttosto che trasformarci a noi volta in bestie, agitando il cappio e cercando il primo albero.

Tra l'altro, esistono devianze patologiche per le quali ci sono persone che non sono assolutamente in grado di intendere e di volere. Persone che dobbiamo semplicemente ISOLARE EFFICACEMENTE per la loro pericolosità sociale, ma sulle quali non abbiamo nessun diritto di esercitare il piu' premeditato degli omicidi, la pena di morte.

Anonimo ha detto...

In Italia s'inneggia (ma fortunatamente in modo ancora minoritario) alla pena capitale in quanto non v'è nel nostro paese la reale percezione della sanzione penale come minaccia sufficiente a prevenire i reati. La cosiddetta efficacia general preventiva della pena è indi frustrata dal fatto che tale pena (e non m'addentro nei motivi segnatamente di ordine politico criminale) non è poi applicata. La percezione quindi dell'uomo della strada è che il nostro codice sia inadeguato, cosa che in realtà non è. Inadeguate sono le risorse del giudiziario, inadeguata è l'attenzione della politica a questo settore(che si concretizza sempre in madornali trovate dal retrogusto segnatamente politico) come inadeguate sono le misure per gestire contemporaneamente l'emergenza crimine e l'ancora più lampante emergenza dell'insufficienza delle relative infrastrutture. La legge c'è ed è fatta bene. Non c'è alcun bisogno della pena capitale. Basterebbe solo che la pena fosse realmente applicata. Sempre. Infatti secondo me è incostituzionale anche l'ergastolo (quello vero) in quanto equiparabile nella sostanza alla pena di morte. Bastano pene CERTE che contemperino tutte (e non solo una) le funzioni della sanzione penale così come da Costituzione.
Andrea Nanni

Sciretti Alberto ha detto...

Andrea ti leggo più in forma che mai! Un abbraccio
Quando saremo vecchi.. al Marina d'Erba Rossa a giocare a ping pong!

Anonimo ha detto...

Che coincidenza, oggi ho visto con mia mamma un pezzo di telegiornale e si commentava riguardo lo zio di Sarah. Mia mamma se n'è uscita con un "merita di morire". Io tra me e me riflettevo e dicevo che la violenza non può far giustizia. Appunto come scrivi te serve una soluzione razionale, non illogica ed istintiva come le bestie. Tuttavia posso capire chi è toccato dalla vicenda nel profondo e diventi bestia e chieda vendetta e non giustizia. Insomma chi chiede la morte, non chiede giustizia, ma una forma di "compensazione" per ciò che è stato fatto o per ciò che ha perso. Giustizia in Italia inoltre ce n'è sempre meno come scrivevi, percui se il sistema giuridico spesso fallisce, si ipotizzano soluzioni rapide e radicali come la pena di morte. Sono contrario alla pena di morte. In tutta franchezza se dovessi IO essere al posto del fratello di Sarah credo diverrei bestia come tutti loro. Ne hanno il diritto in questo istante, naturalmente c'è chi deve impedire che si verifichino efferattezze come la pena di morte.
Osservavo come i giornalisti si sono comportati in questi giorni: uno schifo. Telecamere davanti casa dei familiari giorno e notte, inseguimenti dei familiari e domande prive di rispetto per il dolore. Giornalisti che vogliono solo fare audience senza scrupoli e rispetto.

R.

Anonimo ha detto...

Ciao,
premetto che, non vivendo più in Italia, ho appreso di questo fatto solo tramite questo blog. Non conoscendo bene i dettagli di questa tragica vicenda, mi limiterò a esprimere solamente la mia opinione in generale per quanto riguarda la pena di morte, senza entrare nel caso specifico.
Voglio iniziare dicendo che il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società. Per nessun motivo un uomo ha diritto di uccidere un suo simile, per cui lo Stato non dovrebbe mai porsi sullo stesso piano di chi si macchia del più atroce dei crimini: l’omicidio.
“Tutti siamo condannati a morte. Il vivere stesso è il nostro uccisore. Chi esiste se ne va, ma, in questa regola spietata, è di conforto il fatto di non sapere quando” scrive Mauro Corona, alpinista e scrittore, “conoscere il giorno e l’ora in cui dei tuoi simili vengono a prelevarti per toglierti la vita, è l’esperienza più terribile che possa attraversare una persona”.
Non ritengo che l’efficacia moralizzatrice della pena capitale sia l’unico castigo proporzionato nei confronti di chi ha commesso determinati reati, che sia un forte esempio di severità, un deterrente, una risposta adeguata alla gravità del crimine,. Penso invece che il rispetto del diritto della vita, di qualsiasi vita, sia fondamentale in ogni comunità civile .
Per diversi motivi, infatti, non si può affermare che la deterrenza sia un argomento valido.

(continua)

Anonimo ha detto...

Inoltre la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti, perché se lo fosse, nei paesi mantenitori della pena capitale si dovrebbe registrare un continuo calo dei reati punibili con la morte, ma nessuno studio ha mai dimostrato questa realtà.
Per non parlare poi che la pena di morte, a causa di errori giudiziari, può colpire persone innocenti. Infatti una difesa inadeguata, la mancanza di prove a discarico, possono portare alla condanna di un innocente.
Celebre al proposito è stato il caso giudiziario di Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani immigrati negli Stati Uniti, arrestati sotto l’accusa di aver ucciso per rapina un cassiere ed una guardia di un’officina, furono condannati a morte dalla Corte suprema del Massachusetts nel 1921.
Nonostante la dichiarazione di un altro condannato che li scagionava e le numerose istanze di uomini politici e di cultura, i due italiani furono giustiziati nel 1927. La loro morte suscitò nel mondo viva indignazione.
A conferma di simili episodi è stato condotto uno studio nel 1987 in cui risulta che 350 persone condannate a morte negli Stati Uniti tra il 1980 ed il 1985 non avevano commesso il crimine loro ascritto. In molti casi la scoperta di nuove prove ha portato all’assoluzione, alla grazia, alla commutazione della pena. Ventitre soggetti erano, però, già stati giustiziati.
(continua)

Anonimo ha detto...

Inoltre, la pena di morte è spesso usata in maniera discriminatoria nei confronti di minoranze razziali. Negli Stati Uniti d’America, risulta che più del 40% dei condannati a morte sono persone di colore, nonostante il fatto che essi costituiscano solo il 12% della popolazione globale. La probabilità che una persona di colore, accusata dell’omicidio di un bianco, venga condannata a morte, è assai più elevata rispetto alla possibilità che un bianco venga condannato a morte per l’omicidio di una persona di colore. Tutto questo dimostra come la discriminazione razziale continua ad essere presente, ma non solo. E' dimostrato che la stragrande maggioranza di coloro che subiscono questa pena è gente povera. Il ricco non subirà mai la pena di morte. Il ricco può pagarsi qualsiasi avvocato, può pagare la propria libertà.
Da non dimenticare che la pena di morte può essere un’arma potente in mano a governi sbagliati perché può essere sfruttata per eliminare personaggi politicamente o religiosamente scomodi, come attualmente sta accadendo in Cina dove si muore non solo per aver commesso crimini gravi, ma anche per il semplice fatto di opporsi al regime.

C’è chi ritiene che si debba applicare la pena capitale solo in casi in cui non è possibile una rieducazione completa del reo o in concomitanza con determinate aggravanti, quali: recidività nei confronti della legge per ripetuti crimini, omicidio di minori e stragi di massa.
Uccidere chi ha ucciso non ripaga nessuno. Nè dal punto di vista di chi è stato offeso perché non riavrà ciò che ha perso, nè dal punto di vista di chi ha sbagliato perché se non si lascia spazio alla possibilità di recupero e di rieducazione del condannato non vi è giustizia, e nemmeno dal punto di vista dello Stato perché lo Stato non può porsi sullo stesso piano dei singoli. Anch’esso ha il dovere di difendersi, ma è troppo più forte del singolo individuo per aver bisogno di spegnere la vita a propria difesa.
L’Onu nel 2007 ha detto sì alla moratoria contro la pena di morte nel mondo. I voti a favore sono stati 104, i voti contrari 54 e le astensioni 29. L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Italia, che da almeno 13 anni è in prima fila nella battaglia per la cancellazione delle sentenze capitali.
Dopo aver già raggiunto altri significativi traguardi come l’abolizione della schiavitù, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria deve essere un altro comune denominatore, una nuova dimensione dell'essere umano che fa di tutti noi un'unica comunità.
La pena di morte è il più premeditato degli assassini a cui nessuna impresa criminale, per quanto efferata, può essere paragonata.
Diceva Cesare Beccaria."la pena di morte non e’ né utile né necessaria”.
Confermando questo io aggiungo che è, senza dubbio, un anacronismo dei nostri tempi.
Matteo

Anonimo ha detto...

(Grande Alberto, abbraccerò con gioia la senilità se questo mi riporterò a giocare insieme a ping pong al marina d'erba rossa :-) Certo però che un giorno si potrebbe... )

Andrea

Anonimo ha detto...

Ciao, sono una studentessa di Padova e sono arrivata per caso nel tuo blog mentre cercavo del materiale sulla mia tesi che tratterà la pena di morte e al di là che ho trovato spunti interessanti ti scrivo soprattutto per quel lungo commento che qualcuno ha lasciato ormai un anno fa (9 ottobre 2010) e che mi ha colpito perché quel modo di scrivere appassionato mi ha ricordato una persona che ho perso di vista da anni, anche il nome corrisponde. Ho cercato ancora a lungo nel tuo blog ed ecco che trovo ancora un commento con questo nome questa volta anche con cognome, ora sono sicura che si tratta della persona che penso della quale non so più niente da molti anni. All’inizio del commento quel ragazzo dice che non vive più in Italia e questa potrebbe essere la ragione del perché non l’ho più visto.
Ti chiedo gentilmente di pubblicare questo messaggio perché così magari riuscirò a rimettermi in contatto con lui, lo so che questa non è un blog per cuori solitari, ma sarei veramente felice di rivedere questa persona. Avevo 18 anni quando l’ho conosciuto, lui solo 17, ma era già oltre …
Se puoi fare qualcosa ti ringrazio, altrimenti ci avrò provato.
Grazie.
Chiara

Sciretti Alberto ha detto...

Cara Chiara,
hai strofinato per bene la lampada di Aladino, esprimendo un desiderio. Anch'io, fossi stato in te, ci avrei provato. Chi non osa nulla, non speri in nulla.
Attendi fiduciosa.
Alberto

P.S: A proposito di studenti dell’Unipd, pochi giorni fa’ ero a Padova per un esame. Alcuni miei amici, mi hanno fatto notare gli annunci funebri che riportavano la notizia della morte di Barbara Zappon, una clochard molto conosciuta dagli studenti, scomparsa tragicamente, che chi frequenta il centro di Padova ha visto senza dubbio almeno una volta. Solitamente chiedeva l'elemosina agli automobilisti tra via Belzoni e via Falloppio o girava per le piazze spingendo un carrello della spesa. Alla triste vita di questa donna il mio pensiero, un monito a costruire una società che non resti indifferente alla disperazione dell’emarginazione sociale.

Anonimo ha detto...

grazie mille volte grazie per aver accolto il mio appello. Spero che quel ragazzo legga ancora il tuo blog e spero che leggendo quanto ho scritto si faccia vivo con me. Ci sono persone che lasciano un solco incancellabile nel cuore di chi le ha conosciute, anche se poi quel cuore lo hanno strappazzato e quasi fatto a pezzi.

Ho sentito anche io la notizia della morte di Barbara, so chi era, un mio amico ha detto che stava per abbandonare la vita di strada per tornare a casa, è una notizia proprio triste.
Chiara Castello

Sciretti Alberto ha detto...

Cara Chiara,
da blogger ho fatto qualcosa in più, rispetto a lasciare che fosse il mero fato o la casualità a garantirti che il tuo desiderio venisse esaudito.

Quindi attendi fiduciosa, anche parecchi giorni, ma una risposta arriverà sicuramente.

un caro saluto
alberto

Anonimo ha detto...

ciao, torno a ringraziarti anche perché hai avuto ragione e una risposta da parte di quel ragazzo è arrivata.La sua lettera è ridondante di segnali che lo vogliono inavvicinabile ma ora ho il suo indirizzo e-mail e poi si vedrà.
Grazie ancora carissimo Alberto, grazie grazie grazie grazie …
Chiara Castello

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