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domenica 10 aprile 2016

SAVE THE LAGOON OF VENICE. Sign this petition to restore the protected area!

TO: THE MAYOR OF VENICE, LUIGI BRUGNARO

Please DO NOT ABOLISH the "Park of the Venetian Lagoon". DO NOT REMOVE the protection of more than 16 thousand hectares of this fragile ecosystem.

Why is this important? 

Oh my God, we have got a Trump in the Venetian lagoon. On the Italian news right now, the mayor of Venice entrepreneur Luigi Brugnaro has removed the protected area in the lagoon! This is in addition to the fact, as you probably already know, that cruises are still going through the Venetian lagoon. Only a protected area can really avoid that lobbies destroy this unique ecosystem. Oil tankers, freighters and powerful speed boats carrying hundreds of tourists, create waves that destroy the sandbars and mudflats wiping out the natural movements that once slowed down the advancement of the tides. THEY ACT AS HOT IRONS ON A VERY DELICATE FABRIC, flattening the lagoon bed. 

All these disturbances increase the erosion that is ruining the depths of the lagoon and eating away at the foundations of buildings. Not to mention the disappearance of the sand banks that acted as sponges since centuries, limiting the rise of the water level. Lobbies do not like Nature conservation laws. For this reason, they have just removed the protected area. 

giovedì 17 marzo 2016

Only infinite IGNORANCE can force the mayor of Venice to remove the protected area in the lagoon.

Oh my God, we have got a Trump in the lagoonOn the news right now, the mayor of Venice entrepreneur Luigi Brugnaro has removed the protected area in the lagoon. I dedicated one year of my life trying to promote the idea the only a protected area can really avoid that lobbies destroy this unique ecosystem (the previous Mayor of Venice was arrested in corruption investigation over city's flood barriers)Cruises through the Venetian lagoon!! Oil tankers, freighters and powerful speedboats, that can carry hundreds of tourists, create waves that destroy the sandbars and mudflats, and wipe out the natural movements that once slowed down the advancement of the tides. All these disruptions increase the erosion that is ruining the depths of the lagoon and eating away at the foundations of buildings.
The mayor of Venice replied to my tweet as a lad sending his first text full of emoticons:
Elthon John was right writing about the Mayor of Venice "Beautiful Venice is indeed sinking, but not as fast as the boorishly bigoted Brugnaro". Oh my God, we have got a Trump in the lagoon.

 

sabato 3 ottobre 2015

A tree on your doorstep, a forest in your mind (Ann Van Herzele)

In esplorazione (New Forest, UK)
Immaginiamo di uscire di casa e incamminarci per la strada. Se incontriamo una persona, può darsi che le rivolgiamo un saluto. Altrimenti è probabile che ci limitiamo a guardarla negli occhi, oppure nemmeno quello, e proseguiamo. Immaginiamo adesso di trovarci in un ascensore su cui sale, insieme con noi, un’altra persona. Molto probabilmente non la guarderemo negli occhi, e con altrettanta probabilità ci limiteremo, nel rivolgerle la parola, ad un semplice saluto imbarazzato.
Immaginiamo di incamminarci, invece che su di una strada, su un sentiero di un parco o in un bosco. Se incontriamo una persona nel nostro cammino, quale sarà in questo caso il nostro atteggiamento? Quasi sicuramente le rivolgeremo il saluto, e così farà l’altra persona. È possibile anche che ci si soffermi, che si faccia un breve dialogo, o che il breve dialogo si evolva in una conversazione, magari in un’amicizia.
La gente ama i boschi. La gente ama gli alberi. In tutta Europa i boschi sono tra i luoghi preferiti e più popolari per passare il proprio tempo libero, per svolgere attività ricreative, sportive e turistiche all’aria aperta, per rilassarsi. Gli alberi, i boschi sono energia e maestosità, simbolo di vita e catalizzatori di emozioni e di comunicazioni.
In parallelo, gli spazi verdi in città, dal piccolo giardino in fondo alla strada alla foresta nei margini urbani, sono ambiti in cui tante persone esprimono interessi personali o di gruppo, a volte condivisi, altre volte conflittuali. I boschi e gli spazi verdi urbani sono al centro della vita delle persone e riflettono la loro quotidianità e il loro immaginario, l’uso che ne fanno (incontrarsi, camminare, giocare, rilassarsi) o la negazione dell’uso che ne vorrebbero fare.
Gli alberi e i boschi alla porta di casa forniscono una incredibile quantità e una elevatissima qualità di beni e servizi per la comunità. Per questo, ora più che mai, i boschi e gli spazi verdi urbani sono boschi di tutti: quegli alberi e quei boschi alla porta di casa che non sono un semplice abbellimento ma rappresentano un elemento vitale della quotidianità degli ambienti urbani. In Europa, i boschi urbani sono una realtà fondamentale per mantenere gli abitanti delle città in contatto con la natura e con i processi naturali. Questi boschi possono offrire piacevoli ambienti per il riposo, il relax e la ricreazione. Sappiamo che la frequentazione giornaliera di boschi ed altri spazi verdi può migliorare la salute mentale e fisica delle persone, acuire le capacità cognitive, essere un prezioso sostegno nella prevenzione e nella cura di malattie non trasmissibili. Le aree verdi contribuiscono a migliorare il clima urbano, a ridurre l’inquinamento atmosferico e proteggere la città da eventi naturali estremi come a garantire la buona qualità e un sicuro approvvigionamento di risorse di acqua potabile.

Fabio Salbitano

docente di Ecologia del paesaggio e di Selvicoltura urbana, Università degli Studi di Firenze

sabato 13 settembre 2014

Sedato e ucciso un cuore che batteva forte forte. Esisteva qualcosa di assolutamente vero, l'amore di Daniza per i suoi cuccioli.

L'orsa Daniza con i cuccioli
(fermo immagine da video che la riprende)
Il mondo destabilizzato dall'export della democrazia, fa la fortuna allo stato attuale delle lobbies delle armi. Prima si armano i ribelli in Siria che combattono Assad, poi si bombardano il giorno dopo. Rovesciamenti di fronti senza fine, la guerra è pace e la pace è guerra. A questa schizofrenia, si aggiungono i giornalieri annunci di Matteo Renzi, una mitragliatrice. Vuole cambiare l'Italia e farla ripartire, ma allo stesso tempo spende miliardi per l'acquisto degli F35. Poi si fanno seminari e tavole rotonde con rinfrechi discutendo sui motivi per i quali l'Italia non cresce. In mezzo a questa fuffa di parolai e professionisti degli annunci, c'era un cuore che batteva forte forte. Un cuore vero. In mezzo a tanta falsità, a mezze verità, era bello pensare che esisteva qualcosa di assolutamente vero, l'amore di Daniza per i suoi cuccioli. Anche per chi se ne è andato dall'Italia come me, con tanta amarezza e rabbia. Un cuore naturale che pompava la determinazione di una mamma di svezzare i suoi due cuccioli e sopravvivere alla morbosità dell'uomo che di questi tempi cerca il selfie e la fotina ricordo prima di fare la fila al Grande Fratello.

Munita di radiocollare, monitorata continuamente, trattata come un terrorista che poteva farsi saltare in aria in pieno centro a Trento, l'orsa veniva braccata senza tregua. Stremata non poteva sopravvivere alla politica mentecatta di qualche politico bigotto di valle e di un ministro dell'ambiente nominato da Matteo Renzi, un commercialista favorevole al nucleare. Il suo cuore è stato sedato e ucciso, come il buon senso nell'Italia degli Schettino. Dovevano soffocare e uccidere quel poco di vero e naturale che ci è rimasto. Uccisa a pochi giorni dal letargo che non da fastidio a nessuno. Ma chi? Smettiamola di scagliarci genericamente contro la categoria della politica. I mali hanno nomi e cognomi. Apriamo ufficialmente la caccia ai mandanti responsabili. Per la natura e solo per lei. 
Michele Dallapiccola, Assessore alla caccia della Provincia Autonoma, Ugo Rossi, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Gian Luca Galletti, Ministro dell'Ambiente.

sabato 17 maggio 2014

L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni.

Toscana. Questa è l'immagine utilizzata al lancio di un nuovo portale internazionale del turismo. (Villas.com , gruppo booking.com, PRICELINE)
Di certo non mi sento un Renziano. Ho spiegato le ragioni per le quali non me la sento di marciare con Matteo. Di questi tempi mi considero più un Marziano, non riuscendo a trovare una collocazione politica. Devo riconoscere altrettanto che Matteo Renzi affascina. Devo dire che mi ha particolarmente colpito ed affondato, con la seguente dichiarazione: “L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni.” Mi si è elevato lo spirito sentendo queste bellissime parole. Sono uscito anch'io da questo blog che gufa e mette in guardia sul fatto che il terreno sotto i nostri piedi si sta sgretolando (tu lo vedi il buco dell'ipocrisia?).  Matteo sta chiamando sul suo ponte di comando tutta la ciurma, appellandosi al contributo di tutti. Quando non c'è vento, dovremmo tutti remare, su questo non ci piove. Sono in grande confusione, non lo nego. Ed allora, non mi resta che lodare quella parte della magica Italia, quel leggendario vascello di prima classe che andrà sempre a gonfie vele. Sentite che cannonate, le ho prese da un articolo dell'ANSA. Il turismo ecologico ha registrato in Italia il record storico per giro d'affari a quota 12 miliardi di euro. Dati relativi al 2013, signori. Negli anni della crisi le presenze turistiche si sono moltiplicate nei parchi, nelle oasi e nelle aree verdi. Chi ha saputo proteggere il proprio paesaggio rurale come la Toscana, meta preferita, ne uscirà ancora più forte. Cresce la voglia di attività sportive all'aria aperta quali mountain bike, birdwatching, equitazione, trekking, climbing (+47%). Nel nostro Belpaese salgono verso il sublime l'enogastronomia (15%) e la riscoperta delle tradizioni (10%). Dio mangia italiano, perdonatemi l'espressione. Lassù ordinano italiano. L'Italia detiene la leadership europea nella produzione biologica e nell'offerta di prodotti tipici con 262 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario. Una succulenta torta quella dell'eco turismo su cui mettono le mani ogni anno sempre più turisti stranieri. I nostri agriturismi vengono publicizzati nel mondo come paradisi di emozioni culinarie, vere e proprie università dove puoi intraprendere un corso di cucina, visitare orti e conoscere i prodotti enogastronomici, oltre alle fattorie didattiche per i più piccoli e le osservazioni naturalistiche.
Su questo Matteo, ha ragione. L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni. Riprendiamoci l'Italia, torniamo a farla splendere. Che possa diventare un'oasi di verde e di pace, un polmone verde per tutto il pianeta, dove la natura regna sovrana. Non lasciamoci contagiare dai violini che accompagnano il Titanic, dai corvi disfattisti che hanno crocifisso l'Italia a priori. Diamogli una giovane speranza. Non facciamola morire. Lottiamo. Amen. 

Un agriturismo nelle colline di Castelfalfi, Toscana.

mercoledì 29 agosto 2012

mercoledì 28 marzo 2012

Kuki Gallmann asks for help: seven elephant killed just in the first couple of months of 2012

Kuki Gallmann and her dauther Sveva protectors of nature.
Kuki Gallmann, famous author for his tales of Africa, is battling amongst flames and the most torrid ceaseless wind.That's not all. The property, OI ari Nyro in Kenya, to which she devoted his life, for whom life has lost the people dearest to her, is besieged by poachers. The poachers have targeted elephants in the reserve and they burn vegetation to drive out the elephants and then slaughter them with blows of Kalashnikovs. She is trying to protect the foundation created in the memory of her husband Paolo and son Emanuele, which Kuki buried in the same land protected when they are dead, both in the early eighties. The symbol of the foundation consists of two acacia trees. One smaller, one bigger. Months after the death of her husband, gave birth to a daughter, Sveva. With her now trying to save the reserve.
The tragedy is the resurgence of poaching with escalation beyond our control and seven elephant killed just in the first couple of months of 2012.
Kuki decided to launch his appeal beyond the borders of the country that lives. She says "We lost now almost half conservancy. Concentrating on saving lodges and forest. Fires were set at regularly intervals. Suspect is a group of three notorious poachers who had shot one of our rangers in the past too. We have managed to get before them tusks of seven out of the last 8 elephants they killed.She and her team are tired. They sleep outside, eat outside, take turns. The dry wind carries the fire of this period and the sky is red. "Pray for rain" asks Kuki, pray for rain. Alone can not do it. "We are tired, we're all too tired."

domenica 8 gennaio 2012

Milton Country Park.

Alberto Sciretti feed the ducks, swans and seagulls at Milton Country Park.

I have taken some pictures of Milton Contry Park.







mercoledì 16 novembre 2011

Grinta, grinta e grinta.

Alberto Sciretti al Wandlebury Park , Cambridge 15/11/2011
Qui Cambridge è primavera. Tutto avrei pensato tranne che di poter andare a correre con solo una maglietta nella fredda Inghilterra. Perfino il tempo è impazzito. Chissà quanto lo abbiamo costretto ad impazzire. Condivido alcune foto dei luoghi in cui vado a correre. Sono foto scattate con il cellulare, quindi di bassa qualità. Grinta, grinta e grinta.

Wandlebury Park

The roman road

lunedì 14 novembre 2011

Correndo sulla storia della roman road a Cambridge ho incontrato chi protegge le farfalle.

La strada romana che da Cambridge (Wandlebury Country Park) si dirige verso Horseheath.
Qui a Cambridge insolitamente il tempo è molto mite, quindi ieri pomeriggio ne ho approfittato per andare a studiare inglese sotto al sole al Magog Down, una grande parco dove gli inglesi amano liberare i loro cani, a dir poco festanti dal poter disporre di così tanti acri d'erba. Ad un tiro di schioppo il bellissimo Wandlebury Country Park dove invece solitamente vado a correre. La scoperta più entusiasmante però è stata quando ho scoperto un link con la storia romana; esiste un gate (vedi foto sotto) tra il parco ed una antica strada romana di 2000 anni or sono! Inutile dire che lo storico che vi scrive oggi era di gran carriera a correre lungo questa strada.


Gate tra il Wandlebury Country Park e la strada romana.

Il destino ha voluto che dopo aver percorso correndo un buon tratto della roman road sia stato avvicinato da una signora gentilissima che in seguito si è rivelata proprio la referente dell'associazione Friends of the Roman Road and Fleam Dyke; la signora, che chiamerò la protettrice delle farfalle, smentendo qualsiasi luogo comune che vede gli inglesi riservati ed introversi, non solo si è prodigata nel darmi del materiale informativo sui luoghi che stavo scoprendo ma si è anche offerta di accompagnarmi fino a casa in macchina visto che stava diventando buio. Camminando per chilometri lungo la roman road si può realizzare l'ottimo stato di conservazione della campagna inglese. Qua e là qualche accogliente fattoria, ma nessuna costruzione o colata di cemento fuori luogo. La vista può rilassarsi in un territorio scarsamente antropizzato. Qui di seguito altre foto che ho scattato.

Una signora ed il suo cane sulla roman road.
Ciò che mi ha veramente colpito dell'Inghilterra è l'intensa attività dei volontari; in questo caso gli amici della strada romana si adoperano per conservare e valorizzare la flora e la fauna, rimuovendo le piante infestanti, ripristinando le distese di fiori che avevano reso famosa quest'area, prodigandosi al mantenimento dei vecchi faggi e delle siepi ed istallando bacheche informative come quella che riporto nella fotografia sotto. I volontari (The Friends) catalogano inoltre le farfalle e non c'è mattina fredda che tenga, visto che l'entusiasmo come sempre è ciò che scalda il cuore. Ho sempre gioito nel vedere una bellissima farfalla, non mi era mai venuto in mente che anche loro avessero bisogno di essere protette.

Tavole informative sulla roman road installate grazie al Friends of the Roman Road and Fleam Dyke

Sulla roman road si incontrano nature lovers, corridori e ciclisti.

Gli alberi che si protendono sulla roman road sono popolati da tantissimi scoiattoli che con i loro rumori accompagneranno la vostra passeggiata.
Dai campi che affiancano la roman road si alza il canto strozzato di decine e decine di fagiani rumorosi. Nella foto eccone uno colto nell'atto lentissimo e goffo di fuggire.

domenica 27 marzo 2011

Muore l'orso Dino, "strozzato" dagli italiani e "finito" dagli sloveni

L’orso Dino è stato abbattuto il 15 Marzo 2011 nelle foreste limitrofe a Lubiana da un funzionario delle Foreste della Slovenia, con tanto di autorizzazione all’abbattimento perchè considerato irrecuperabile. Il proiettile ha messo fine alla sua agonia. Già, perchè quando era stato catturato presso Fiera di Primiero (Trento), il 10 ottobre 2009, gli era stato applicato per risparmiare un radiocollare senza il "drop off", il dispositivo di sgancio automatico a tempo e così Dino crescendo era letteralmente impazzito per il continuo senso di "strozzamento". Si può dire pertanto che Dino sia stato letteralmente "strozzato" dagli italiani e "finito" dagli sloveni. L'orso, che deve aver sofferto le pene dell'inferno, ha cercato di strappare quell’impedimento con le unghie, ferendosi a sangue e provocando la penetrazione nella carne del collare ed una contestuale infezione per la presenza del pelo. Tornando verso la sua terra d'origine, la Slovenia, Dino, che era per la sofferenza diventato problematico, si è pappato sui nostri altipiani galline, pecore, decine di asini. Per problematico intendo dire che a causa delle ferite che si era procurato aveva contratto la "rabbia", che come potete constatare voi stessi sul sito web dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha come sintomi clinici "una modificazione del comportamento, l'aggresività ed il fatto che l'animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l'uomo". Una vera scia di sangue, ma inghiottire era diventato ormai un supplizio per lui. Quella stretta al collo, l'aveva reso insofferente. La ferita era ormai infetta, stava andando in necrosi. Non sapeva più come liberarsi da quel dolore alla gola. Strappare con le unghie il collare voleva dire sentire dolori lancinanti al collo.  Da impazzire. La cosa peggiore che potesse succedere è che lo stesso uomo che lo aveva costretto a quella tortura ora lo considerasse "pazzo". E chi lo vedeva aggirarsi per la foresta di Lubiana lo credeva proprio pazzo. Emaciato, barcollante, l’aria estremamente sofferente, i continui lamenti l’avevano fatto etichettare come "problematico". In fondo non usiamo forse l'espressione "avere il carattere di un orso"? Gli esperti sloveni l' hanno esaminato con i binocoli e ritenendolo all'ultimo stadio della rabbia silvestre e non in grado neanche di sopportare l'anestetico, hanno deciso di sopprimerlo per evitargli ulteriori sofferenze. Gli sloveni non sono i cattivi. Hanno rimediato alla stupidità italiana. Un colpo preciso, un fremito di vita che si ferma nella calma della morte. Così Dino ha smesso di soffrire. Così Dino ha finito il suo peregrinare. (Fonte il Gazzettino)

Asini morti a causa delle scorribande dell'orso Dino, entrato nella fase "problematica"


Pecore morte a causa delle scorribande dell'orso Dino, entrato nella fase "problematica"

mercoledì 9 marzo 2011

Kevin Richardson ed i suoi 39 leoni hanno in comune l'ISTINTO

Kevin Richardson alle prese con un bagno inusuale.
Kevin Richardson, classe 1974, è uno zoologo, conosciuto per aver svolto approfondite ricerche e documentari su animali nativi dell'Africa; è possibile scorgerlo attorniato da branchi di leoni, ghepardi, leopardi e iene nella sua riserva a nord di Johannesburg in Sudafrica. Mi appunto questo nome, vale la pena andarlo a trovare. Dopo 12 anni di convivenza con i leoni è considerato il massimo esperto sul campo. Conosciuto pertanto in tutto il mondo con l'appellativo di "Lion Whisperer", Kevin è anche un autore e produttore di film.


Kevin Richardson in particolar modo ha allevato con amore i leoni bianchi, proteggendo la loro specie a rischio d'estinzione. Attualmente, Richardson ha un appezzamento presso Broederstroom, città a 50 km da Johannesburg,  chiamato il Regno del Leone Bianco; questo parco di 800 ettari (2.000 ettari), costruito inizialmente per il set del film "White Lion", ospita 39 leoni.


Richardson ha lavorato con grandi felini scendendo nei meandri del loro territorio, sempre basandosi sull' istinto, invece che su regole statiche, un po' come piace a me. Dorme talvolta con i leoni, dimostrando che questi hanno una personalità, dei sentimenti e "possono" essere creature sociali.


In questo post, si può ammirare come spettatori il risultato finale di anni ed anni di esperienza e di sacrifici di una persona che ha dedicato la sua vita a questi animali. Non racconterò le innumerevoli volte in cui, crescendo a fianco di questi leoni, Kevin Richardson è stato graffiato da zampate "giocose" di questi leoni; è nella natura dei leoni graffiarsi l'un l'altro e loro trattano a volte Kevin come un loro pari. La natura dei leoni, come ben sapete, è un'altra e nel loro istinto primordiale e naturale vedrebbero solitamente in un uomo, che imprudentemente e maldestramente si avvicina, un lauto spuntino.

martedì 25 gennaio 2011

I poeti del lago non potevano che essere felici - Lake Poets could not but be gay

Immagini emozionanti che ho girato nel Lake District in Gran Bretagna. La musica "Nightwish - Sleeping Sun" me l'ha suggerita un vento del nord...

La macchina noleggiata per la vacanza in Inghilterra
Il Lake District, è una regione nel nord ovest dell'Inghilterra che ho recentemente visitato. La regione, famosa per i suoi laghi e le sue montagne, le più alte dell'Inghilterra, è una meta turistica ambita nel periodo primaverile ed estivo, forse più indicato per soggiornarci. Io non ho resistito ed avendone l'occasione l'ho visitata in pieno inverno. Ma ripeto, essendo la zona, la parte più umida dell'Inghilterra, con frequenti addensamenti di nebbia, è preferibile soggirnarci in primavera, altrimenti aspettatevi pochissime ore di luce e sole. Fin dai tempi dell'Impero romano, l'allevamento di pecore, è stata la principale industria della regione e non meravigliatevi di trovarne continuamente alla vostra destra ed alla vostra sinistra senza soluzione di continuità assieme ai muri a secco funzionali appunto alla pastorizia. Pensate che quando nel 2001 l'afta epizootica costrinse ad abbattere migliaia di pecore in tutto il Regno Unito ed in questa zona in particolare, si perse la centenaria memoria storica delle pecore che riconoscevano i pascoli non recintati e non si smarrivano, e questa conoscenza veniva tramandata tra le generazioni. Per ovviare al problema alcuni pascoli di montagna vennero prudentemente circondati di recinti elettrici. Il rischio è sempre quello di perdere la memoria storica.

Ho scattato questa foto e le seguenti  immergendomi nel paesaggio invernale dei Lake District

Veniamo al titolo, I Poeti del lago non potevano che essere felici. Sto parlando principalmente di Wordsworth, Coleridge e Southey. In particolare pensate che William Wordsworth, il fondatore del Romanticismo e soprattutto del naturalismo inglese, trascorse sessant'anni della sua vita a contatto con la natura lungo questi laghi e queste montagne, tanto cari alla letteratura inglese del settecento e dell'ottocento.
Ho scritto questo post appositamente per fotografare la relazione tra la cornice paesaggistica dei Laghi e le parole del poeta laghista. Il poeta ha immortalato il Lake District nella sua poesia, riconoscendo alla natura la capacità di infondere felicità nella vita di un uomo ("Lake Poets could not but be gay"). Non mi resta che riportare la poesia di Wordsworth "I Wandered Lonely as a Cloud" (Erravo solo come una nuvola), scritta nel 1804 ed ispirata dalla vista dei narcisi dorati in riva all'Ullswater; è considerata l'opera più famosa di Wordsworth.

Erravo solo come una nuvola
I wandered lonely as a cloud

Che galleggia in alto sovra valli e colline,
That floats on high o’er vales and hills,

Quando ad un tratto vidi una folla,
When al l at once I saw a crowd,

Una moltitudine, di narcisi dorati;
A host , of golden daffodils;

Accanto al lago, sotto gli alberi,
Beside the lake, beneath the trees,

Svolazzando e danzando nella brezza.
Fluttering and dancing in the breeze.


Continui come le stelle che brillano
Continuous as the stars that shine

E scintillano sulla via lattea,
And twinkle on the milky way,

Si stendevano in una linea senza fine
They stretched in never-ending line

Lungo il margine di una baia:
Along the margin of a bay:

Diecimila vidi a colpo d'occhio,
Ten thousand saw I at a glance

Scuotendo le loro teste in un vivace ballo.
Tossing their heads in sprightly dance.
 

Le onde accanto a loro danzavano, ma essi
The waves beside them danced; but they

Sorpassano le scintillanti onde in allegria
Out -did the sparkling waves in glee:

Un poeta non poteva che essere gaio,
A poet could not but be gay,

In una tale gioconda compagnia
In such a jocund company:

Guardavo fisso - guardavo fisso - ma poco pensavo
I gazed - and gazed – but little thought

Che ricchezza lo spettacolo mi aveva portato:
What wealth the show to me had brought:


Perché spesso, quando sul mio letto giaccio
For oft , when on my couch I lie

Di distratto o di pensieroso umore,
In vacant or in pensive mood,

Essi balenano su quell'occhio interiore
They flash upon that inward eye

Che è la beatitudine della solitudine;
Which is the bliss of solitude;

E allora il mio cuore si riempie di piacere,
And then my hear twith pleasure fills,

E balla con i narcisi.
And dances with the daffodils.




Un'altra peculiarità di questi luoghi è che il comune rispetto per le leggi e la precoce costituzione di un parco naturale "Lake District National Park" hanno fatto sì che la zona non venisse deturpata dal fenomeno delle seconde case o da mostri di cemento. Insomma non è avvenuto quello che avviene sostanzialmente in Italia. Nel XX secolo, in questa regione vi abitò anche la scrittrice per bambini Beatrix Potter, ambientandovi molti dei suoi famosi libri su Peter Rabbit.

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