mercoledì 9 febbraio 2011

Per alcuni decenni sulle reti Mediaset è andata in onda la rappresentazione dell'IDEA DELLA PROSTITUZIONE. Ed ora, con la crisi, i nostri figli si prostituiscono.

Aida Yespica si spoglia davanti a Mastella (Canale 5 il Bagaglino). Per anni sulle reti Mediaset è andata in onda la rappresentazione della prostituzione, intendendosi con questa qualsiasi prestazione sessuale effettuata dietro corrispettivo, senza che la prestazione sessuale debba necessariamente consistere in una congiunzione carnale. Infatti, qualsiasi attività diretta a eccitare e soddisfare la libidine sessuale del destinatario si configura come prestazione sessuale e integra prostituzione se è appositamente retribuita dal destinatario della medesima (Cass., sez. III, 8.10.2004, n. 45785). In tal caso gli spettatori hanno retribuito Mediaset aumentando l'audience d'ascolto.
Un' indagine di studenti.it ha fotografato in modo spietato una delle prime subdole degenerazioni sociali frutto anche  del berlusconismo, intendendo con questo anche la decennale promozione di disvalori sul  monopolio televisivo commerciale di Silvio Berlusconi: il culo della Belen e della Aida Yespica per dirlo senza mezze misure; in particolare il 30% dei giovani partecipanti al sondaggio ritiene la prostituzione un'alternativa possibile se mancano i soldi per studiare oppure un'occupazione. Sono sempre più i giovani che decidono di prostituirsi, principalmente in webcam, per far fronte al lavoro che non c'è, per pagarsi gli studi o semplicemente per potersi permettere il superfluo. Mostrarsi in webcam nudi ed assecondare le richieste di un pubblico pagante è diventata una valida alternativa per  giovani dalla libido facile che fuggono da lavoro sottopagati e dal precariato ma anche per chi ricerca una guadagno facile e veloce.

Aida Yespica su Canale 5
Negli anni del  dominio neotelevisivo del reality show in cui si enfatizza l'esibizione delle lacrime come presunto segno della verità dei sentimenti, è stato fomentato un giubilante giovanilismo in cui il corpo degli adolescenti è oggetto di un vero e proprio culto sociale e lo scatenamento della libido sessuale tipico della pubertà è incitato più che inibito dalla cultura dominante. I teenager  guardano al sesso con pragmatismo, lontani dal sogno di un amore romantico. Ragazzi e ragazze che, tra sbornie da weekend e serate in discoteca, si dedicano al cyber-bullying, tramite l'invio di e-mail e sms intimidatori e la diffusione in rete di video compromettenti. "Che farne dei vent'anni quando non sono più ciò che fugge ma ciò su cui il nostro desiderio, la nostra attenzione, il nostro rimpianto pervicacemente sostano? Come la mettiamo con la giovinezza, quando la giovinezza è tutto?" scrive il bravissimo Antonio Scurati in "Gli anni che non stiamo vivendo".
Inizialmente erano le veline che andavano in onda sempre più svestite durante Striscia la Notizia e che entravano mezze nude nelle case degli italiani, poi le letterine, le meteorine e così via in un vorticoso alludere alla sfrenatezza sessuale che ha trovato la propria apoteosi simbolica nello squallore delle notti di Arcore, in cui lo stesso proprietario delle Reti Mediaset sembra che esercitasse l'odierno Ius primae noctis o il Droit du seigneur su prostitute, aspiranti show-girl o deputate.
Che per aumentare gli ascolti sulle reti mediaset sia andata in onda una rappresentazione dell'idea della prostituzione non lo sostiene soltanto il sottoscritto; basta guardare questo trailer di Videocrazy - Basta apparire, un film documentario del 2009 diretto da Erik Gandini che ovviamente non vedremo mai sulle televisioni italiane.

Videocracy è un'analisi di come in Italia il potere della televisione influenzi comportamenti e scelte della popolazione, essendo essa la principale fonte di informazione per la quasi totalità delle persone. Gandini focalizza l'attenzione soprattutto sull'impero mediatico di Silvio Berlusconi e su come questo sia la fonte del suo potere politico. Il documentario non approfondisce la vicenda berlusconiana ma si evolve per suggestioni, evidenziando la penetrazione sociale dei valori promossi dalla televisione commerciale.

Alessia Marcuzzi, attuale presentatrice del Grande
Fratello, simula sesso orale con l’aiuto di un würstel
in prima serata su Italia 1 durante "Così fan tutte".
Il fenomeno sociale  drasticamente in aumento è quello della prostituzione virtuale come la vendita di prestazioni erotiche e sessuali tramite web cam, il cui pagamento avviene principalmente tramite carte prepagate. Il potere della televisione ha quindi influenzato comportamenti e scelte della popolazione, che vede quasi dieci milioni di italiani frequentare ed alimentare la prostituzione. Il sito di Cam 4 è solo una delle centinaia di piattaforme di live show dove avvengono tali esibizioni molto spesso dietro il compenso di cosiddette tips, gettoni virtuali dal valore di 0,01$, la nuova valuta monetaria del sesso online. Lo sa bene la Prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati di Milano, che in un articolo così spiega la prostituzione virtuale di una ragazzina dodicenne: "Innanzitutto, perché una ragazzina così giovane comincia, di fatto, a prostituirsi “virtualmente”? Tra l’altro, senza nessuna percezione delle implicazioni morali del suo comportamento? Lo fa perché si diverte. Perché soddisfa il proprio bisogno di esibizionismo, oggi non solo lasciato a briglia sciolta, ma iperattivato dai modelli mediatici di riferimento. Lo fa perché ne trae una molteplice gratificazione narcisistica: perché diventa oggetto di desiderio, ma senza “sporcarsi” in contatti diretti; perché si consente il gusto della trasgressione più eccitante, usando addirittura i bagni della scuola come miniset fotografico; perché riesce a farsi pagare puntualmente dai suoi clienti d’immagini, e a comprarsi in piena autonomia i vestiti che le piacciono; perché ha scelto acquirenti non minacciosi e non rischiosi, in quanto coetanei e, probabilmente, più immaturi di lei. In scala ridotta, perché superminorenni, i protagonisti di questa storia agiscono paradossalmente rispettando ciascuno le regole del libero mercato: io ti vendo un prodottino che tu vuoi, e tu mi paghi subito quanto concordato. Punto. Tutti felici, tranne gli adulti. In un mondo plutocratico, ma qui dovremmo dire “scheicratico” (schei = denaro, ricchezza, in veneto), la ragazzina ha agito quello che respira nell’aria. L’importante è guadagnare. Tanto e subito. Possibilmente senza troppa fatica (questa è una novità, mutuata dal modello mediatico delle veline, rispetto al passato di durissimi lavoratori, tipico dei veneti)
Il mercato che allude alla prostituzione,
in cui troneggiano riviste di Gossip,
viene gestito tra gli altri da Alfonso Signorini,
Lele Mora, Febrizio Corona.

  Avendo ormai la società perso di vista quegli indispensabili anticorpi etici ed una conseguente capacità di legiferare in modo virtuoso, non rimane che chiedersi banalmente se tutto questo sia o meno legale. L'extrema ratio a cui appellarsi è oramai sempre la giustizia e ci si lamenta pure per la sua lentezza, proprio perchè intasata di istanze per incapacità del legislatore. “L’atto di prostituzione non implica di necessità la congiunzione carnale, comunque realizzata, o anche il solo contatto fisico tra i soggetti del rapporto, dovendosi invece far coincidere la relativa nozione con quella, assai più ampia, di prestazione sessuale a pagamento, qualificabile come tale ogni qual volta essa consista in comportamenti oggettivamente idonei a stimolare l’istinto sessuale del fruitore” (pronuncia della Suprema Corte del 3.6.2004, n. 36157). In tal senso segnalo un'altra pronuncia tendente a qualificare l'attività di prostituzione, quella posta in essere da delle ballerine di un locale notturno le quali, dietro il pagamento di un sovrapprezzo da parte dei clienti, si appartavano con questi per farli assistere da vicino allo spettacolo erotico. Sebbene non vi fosse, nemmeno in questo caso, nessun contatto fisico tra cliente e ballerina, la giurisprudenza configurava i delitti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (per approfondimento vedere Cass., sez. III, 12.2.2003, n. 13039). La volontà dimostrata dai giudici di porre un vero e proprio freno al dilagare del preoccupante fenomeno della mercificazione del proprio corpo a fine sessuale si scontra con una innarestabile penetrazione sociale dei valori promossi dalla televisione commerciale, che si riflettono conseguentemente in uso distorto di internet.
Nella puntata del terzo serale di Amici, un programma di Maria de Filippi in onda in prima serata su Canale 5 e visto da un pubblico molto giovane, il ballerino Josè Perez  ha indossato un perizoma ai limiti dello spogliarellismo. Sono talmente frequenti le immagini spinte in televisione che è difficile oramai tracciare un confine tra l'arte e la mera pornografia venduta per aumentare l'audience.

Migliaia di giovani fanno i casting Mediaset sperando di "farcela anche loro", di diventare famosi. A proposito del programma di Amici, così Antonio Scurati scrive in "Gli anni che non stiamo vivendo": "I ragazzi di Amici, gli aspiranti ballerini, cantanti, attori di questa scuola per celebrità, non saranno mai famosi. E non lo saranno perchè lo sono già. La fama non li attende in un futuro raggiunto a fatica grazie allo sviluppo dei loro personali talenti; li travolge nel presente in virtù di un meccanismo di pura e semplice visibilità mediatica. Il loro momento di fulgore non è il culmine di un'esistenza, di una carriere artistica, ma il riverbero abbagliante che si rimpiange per tutta una vita."
Maria de Filippi con il ballerino Vito Conversano. I giovani guardano al tempio televisivo ed alla moda come ad un oracolo, coltivando il valore del corpo, elevandolo ad un vero e proprio culto sociale; ecco quindi teenager para-anoressiche consacrate all'effimero. L'esempio da imitare è quello del ballerino che sappia contare soltanto fino ad otto; chi coltiva il proprio spirito studiando, chi riempie la propria anima attraverso la fatica dell'apprendimento scolastico ed universitario è uno sfigato, condannato alla precarietà.
Tecniche della tv commerciale pornografica

4 commenti:

Sharing