martedì 9 giugno 2009

Volere volare via: perchè voglio andare via con la scopa di una strega

Pubblico questo mio video nel giorno in cui il Movimento Sociale Italiano presenta le cosiddette ronde nere, volontari della Guardia nazionale che intenderebbero affiancare le ronde padane nelle strade non appena sarà in vigore il disegno di legge sulla sicurezza; indosseranno una divisa con camicia grigia o kaki, basco con aquila imperiale romana, fascia nera al braccio con impressa la ruota solare simbolo del nascente Partito nazionalista italiano. Fonte Corriere della Sera e Repubblica)

A qualche anno dall'aberrazione del fascismo continua la vergogna italiana, nonostante l'apologia del fascismo sia un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione"), anche detta "legge Scelba", che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Ho provato a scandagliare il web per pescare pesci che se ne volessero andare via e per capire a che punto bolle l' insofferenza tra i giovani.
Cosa significa elevarsi dallo stagno di rane in una epoca di forte stagnazione culturale e di standardizzazione di massa? rivoltanto il world wide web si trovano qua e là segni di vita: alessandro in uno suo post intitolato "Ecco perchè voglio andare via" racconta di un paese dove se il pedofilo è un prete è meglio che non se ne parli e che radio vaticana con le sue onde elettromagnetiche ha potuto inondare di leucemia le zone di Cesano e La Storta vicino a Roma (e qui mi è tornato a mente un mio post sullo stile della curia) e ricorda come in tutta la giurisprudenza italiana non esista un solo caso di rom che abbia rubato dei bambini, parlando quindi di una caccia alle streghe;

questo punto mi interessa molto. Già, il clima da caccia alle streghe non è semplice da rappresentare e da dimostrare perchè ha il proprio domicilio nelle nostre coscienze dormienti; su questo terreno da anni oramai lavora morbosamente e pateticamente Studio Aperto il Tg di Italia Uno in linea con il Grande Fratello, che con musiche smielate, morbosamente tratta tutto ciò che può provocare nell'ascoltatore ira, rabbia, odio, cercando di riscaldare la nostra capacità di scagliarci rispettivamente contro le etnie più disparate, trattando i casi più drammatici ripetutamente fine a creare quello scatto d'ira che è la scintilla che ha dato la possibilità in passato di sterminare ebrei, omosessuali, zingari e dissidenti politici come Matteotti, tutto ciò che rappresenta l'altro (le porcate degli italiani vengono sapientemente occultate, così come i dati che raccontano di come la maggior parte degli stupri e degli abusi avvenga nelle case degli italiani; insomma il timone mediatico deve sempre creare pathos emotivo delineando un presunto nemico "diverso" per distogliere l'attenzione); lo sforzo televisivo è concentrare nel limare le complessità ed a favorire pensieri semplici e banali quali "i rom rubano i bambini"; nel libro 1984 di George Orwel questi meccanismi di ipnosi collettiva vengono descritti sapientemente.

un esempio di atmosfera da caccia alle streghe, è la seguente: terremoto in abruzzo a poche ore dalla tragedia Bruno Vespa (un giornalista?) e altri suoi colleghi si riempivano la bocca sulla presenza di bande di sciacalli (possibilmente di etnia rumena) che avrebbero infestato impunemente le macerie delle case abruzzesi. Oltre al dramma del terremoto vissuto emotivamente da tutti gli italiani, interi minuti di trasmissione televisiva venivano dedicati alla caccia allo sciacallo fino all'intervento del Premier Berlusconi che prometteva pubblicamente l'inasprimento delle leggi a riguardo; ora è logico che un qualsiasi telespettatore bombardato per ore dall'idea che persone meschine scorazzino impunemente per le case sventrate rubando le poche cose rimaste alle sventurate persone colpite dal terromoto, arriva a concepire di appendere al primo albero con un bel nodo scorsoio lo sciacallo. Creata questa cortina emotiva, ecco che l'intervento del Premier Berlusconi a promettere l'inasprimento delle leggi, diventa la valvola di sfogo di questa tensione emotiva e quindi si trasforma nel salvatore, nel buon pastore, nel padre di famiglia modello. Peccato, che non mi risulta sia stato denunciato e condannato nessun sciacallo. Lo "sciacallo" è un artifizio televisivo, un LUOGO COMUNE che i mass media sbrodolano al popolino per coinvolgerlo emotivamente, tenendolo frastornato e incredulo, provocandogli pathos emotivo per poi manipolare lo stato d'animo. Ora anche se fosse esistito in mezzo a centinaia di migliaia di persone per la strada il ladro di turno (cosa che statisticamente è del tutto possibile) possibile che l'attenzione mediatica morbosa si debba posare sul luogo comune dello "sciacallo" e non magari sulla mafia che ha permesso che gli edifici fossero costruiti con la polvere? il giornalismo italiano si è ridotto a provocare scariche emotive iraconde al popolino?
Banner del blog http://www.scappo.it/

Torniamo ad Alessandro che sapientemente continua "Voglio andarmene perché io non sono come i miei connazionali. Voglio andarmene soprattutto perché sto diventando come loro. Agli italiani piace il manganello e anche a me sta iniziando a piacere"; a questo punto mi è tornata in mente la drammatica storia di Federico Aldobrandi e del manganello facile.... Alessandro continua "Mi avete chiesto perché voglio andare via dall'Italia. Eccolo il motivo. Perché gli italiani sono persone di merda. Pezzenti che se ne fottono della giustizia, che amano solo la vendetta e la prepotenza, la loro legge. Idioti che fanno quello che gli dice la TV [...]"
Banner del blog http://www.scappo.it/
Altro spunto di Maurizio Parodi (Milano) che scrive: "Addio Italia bella, voglio andare via. Ho 30 anni, un lavoro che mi procura molte soddisfazioni, eppure sono convinto che dall' Italia si puo' soltanto scappare. In Paesi come l' Australia, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti, il Canada e anche il Sudamerica si trova lavoro piu' facilmente e si puo' vivere meglio se solo si e' un po' dotati. Consiglio i giovani di farlo finche' sono in tempo, finche' hanno spirito di avventura: la vita e' troppo bella per relegarla a un futuro di sicure incertezze. Io andro' in Australia dove mi aspettano amici, casa e lavoro. Maurizio Parodi (Milano)".
Diffondi scappo.it!
In questo articolo rotafixa scrive struggemente "Mi sono reso improvvisamente conto di essermene andato. Io non sono più in Italia, e non sono più italiano. E' come se fossi espatriato e avessi cambiato la mia intera storia. Non riconosco più in me quasi alcuno dei comportamenti che vedo negli altri. I riferimenti "culturali" di base, per esempio quelli che ci fanno ridere alle battute, quelli che fanno capire ad un gruppo di persone di cosa si sta parlando, i sottintesi, perfino alcuni gesti che aiutano le discussioni, sono ormai sballati ai miei occhi. Per dire: quando gli altri parlano di calcio io vago con la testa per i fatti miei. Argomento irrilevante, quando non nocivo per una decente socialità. Oppure: visto che da oltre un decennio non vedo tv, non entro nelle discussioni degli altri, quasi sempre incentrate su "hai visto ieri...". O il cinema, idem. Mi sembra che girino tutti a vuoto, avvinghiati alla mangiatoia di cibi malsani o nocivi. Il tempo inesorabile passa, il chiacchiericcio ronza. E' ovvio che ciò sia derivazione della strana vita che conduco avendo scelto, irrimediabilmente, di spostarmi come mi sposto. La mia città non è più la stessa di quella degli altri da un lungo periodo, ma adesso mi sembra anche essere venuta con me in un posto diverso, magari non proprio di questo stesso identico pianeta ma di uno lievemente in asincrono con questo. In fantascienza dicono "un'altra dimensione" no? E' così per me. Ho aperto una porta e sono scivolato via, senza andarmene mai. Sensazione meravigliosa"
Potrei riportare altre centinaia di dichiarazioni d'intenti o di testimonianze di giovani a cui la terra sotto i piedi in Italia scotta; il fenomeno ha preso tale consistenza che è nato un sito http://www.scappo.it/ un blog dedicato a tutti quelli che cercano qualcosa di diverso, che vorrebbero fuggire o sono fuggiti dal proprio paese di origine. Da visitare..prima di andarsene ovviamente.

8 commenti:

Trekker ha detto...

Ho qualche dubbio Albero... anche a me qualche volta è venuta voglia di fuggire dall'Italia e un paio di volte l'ho fatto ma sono sempre tornato. Scappare la ritengo una cosa da persone deboli così come ritengo che l'Italia sia un paese meraviglioso. Certo gli Italiani non sono stati ancora fatti, come sperava qualcuno nel nostro Risorgimento; certo la nostra classe politica (di destra e di sinistra) è composta da inetti e fannulloni; certo la televisione è quello che è come dici tu; certo i giovani preferiscono sballarsi il sabato sera e schiantarsi a 200 km/h contro altre persone che, incolpevolmente, attraversano la strada; certo.... ma l'Italia è il nostro Paese ed è anche un pò colpa nostra se le cose non vanno bene. Un augurio a tutti quelli che hanno deciso di restare per rendere migliore il Bel Paese.

Anonimo ha detto...

Hai ragione Alberto : l'Italia sta andando in putrefazione e non e' vero che i politici che abbiamo sono COLPA NOSTRA ! Loro hanno studiato come farsi mantenere a vita dal popolo e conoscono tutte le strade per fregarci ! Come puo' una persona perbene mettersi in politica ? E' impossibile perche' il permesso gli verra' dato solo se ha leccato il culo per anni a qualcuno. Quando poi il nostro diventa qualcuno giustamente vuole rifarsi di quanto ha subito !! Neppure un santo se si mettesse in politica avrebbe delle chances ..... Immaginiamo un povero Rossi o Brambilla ! Neppure Grillo, con tutti i suoi sforzi, ci sta riuscendo ! Ci riesce solo chi ha fatto la scuola della politica o del POLITICANTESIMO e i nomi li sapete tutti ! http://www.scappo.it/index.php?a=stp&pID=4794

Sciretti Alberto ha detto...

Caro Trekker,
l'Italia ha conosciuto l'abonimio del fascismo che ha portato morte, distruzione ed infamia, mentre altri Paesi, soprattutto di matrice anglosassone dalla storia liberale (Inghilterra, Svezia, Olanda, Belgio, Danimarca, Irlanda, Svezia, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda etc etc) non sono rimasti ipnotizzati dalla tentazione di un totalitarismo che potesse produrre come da noi le leggi razziali del 1939, una infamia tra le tante. Non abbiamo una storia democratica alle spalle a mio parare ed è facile trovare ancora chi sostiene che in fondo il fascismo non è stato un male assoluto perchè ha permesso la costruzione di ponti, strade e la bonifica...tutto questo fino ad arrivare alla proposta delle Ronde Nere di pochi giorni fa'. Se poi l'onorevole mussolini è sempre ospite su Rai Uno, non si capisce con quali meriti, allora veramente c'è da domandarsi cosa significhi la Storia in Italia e se gli italiani l'abbiano studiata.
Nel 2009, di nuovo bussa nelle nostre case attraverso la scatola televisiva il Pensiero Unico e di nuovo si sente banalmente parlare il popolino che incolpa rom e immigrati di puzzare e di disturbare il nostro olfatto. La mediocrità culturale più becera dilaga.
Non si tratta di fuggire da Firenze come il sommo poeta, non è una fuga o uno "scappare" come lasci ad intendere; si tratta di prendere atto serenamente del fatto che oltre al fenomeno della fuga dei cervelli (ricercatori e scienziati), se ne vanno via tanti giovani perchè non si sentono più parte del progetto paese Italia e non significa che questi non pensino che l'Italia "sia un paese meraviglioso". Semplicemente, arrivano a pensare che in fondo siamo cittadini del mondo oltre che Italiani e che a volte cambiare canale nella vita può darti maggiori chance di serenità. Non sono "persone deboli", semplicemente stanno cercando la loro casa ed è nel loro diritto farlo.
L'esodo tra i giovani è prima iniziato grazie agli scambi erasmus nelle Università che permettevano soggiorni di un po' di mesi all'estero, piccole boccate d'aria, poi il fenomeno è andato rafforzandosi fino a diventare oggetto appunto di dichiarazioni d'intenti, "Me ne voglio andare via", a migliaia nel web. Io ho preso atto di questo fenomeno e sono dalla parte di chi è partito senza guardarsi indietro. ;)

Sciretti Alberto

Sciretti Alberto ha detto...

La mente umana è perennemente divisa fra l'anelito primordiale verso la scoperta, la novità, il movimento, e la necessità di stabilità, di riferimenti, della pietra al limite del campo. Questa lotta intestina non ha mai pace, perchè entrambi sono bisogni primari. Così, costantemente, la nostra anima cerca, nel nuovo, qualcosa che ricordi la vita quotidiana, la propria casa, perchè solo in quel modo riesce a salvarsi.

mila2 ha detto...

Tutto giusto. Pero' aggiungerei una cosa: andarsene via e' un po' come la beneficienza, si fa' ma non la si dichiara. E' una cosa personale e tale deve rimanere.

Sciretti Alberto ha detto...

Secondo il rapporto Eurispes 2011 il 50,9% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni si trasferirebbe volentieri all'estero.

http://www.repubblica.it/economia/2011/01/28/news/rapporto_eurispes_2011-11757979/?ref=HREC1-8

una donna ha detto...

andare via non è un fallimento, non è una prerogativa o un'attesa solo dei giovani. Ho speso una vita per le cose in cui credo, a cominciare dal mio Paese, dalla giustizia, dalla libertà e dall'uguaglianza di ciascuno rispetto agli altri. Ho cercato di costruire, nel mio piccolo, attraverso le mie scelte, il mio lavoro, i rapporti con gli altri, i miei affetti, gesti e parole positive, di futuro, di speranza, di rispetto per gli altri, di legittimità. Non mi sono piegata al compromesso e agli affari sporchi, come tanti, spesso rinunciando anche a delle opportunità, ma adesso è ora di dire "basta". Se i citatdini di questo Paese non ci riescono, prendo atto che non ne faccio più parte e metto le mie radici altrove. Continuo a credere che il mondo possa essere migliore, anche attraverso i nostri gesti quotidiani, ma qui non ci sono le condizioni per realizzarlo. Nessuno è così puerile da pensare che esista "l'isola che non c'è", dove tutto funziona, ma il livello raggiunto da questo Paese è intollerabile per qualsiasi persona dotata di cervello.
Finora ho resistito. Sto cominciando a chiedermi se ne vale la pena. La vita che ho è solo questa. Forse neppure tanto lunga, a questo punto. Vorrei spendere i talenti che mi restano per qualcosa che vale.
Non mi importa di essere definita italiana o zairese o cilena o coreana... Sono una donna e forse questa caratteristica mi fa sentire che le mie vere radici sono il mondo. Sento, malgrado i miei anni, una grande voglia di cambiare, una grande voglia di fare ancora qualcosa di buono e se questo Paese non sa cosa farsene delle persone come me, come noi, ci sono mille altri luoghi che possono aiutarci a trovare il senso del nostro esserci.
Buona fortuna.

Sciretti Alberto ha detto...

Certe idee non hanno età ("Sento, malgrado i miei anni, una grande voglia di cambiare") e la tua testimonianza mi ha veramente toccato. Buona fortuna e grinta. Sono le persone come lei che spero di incontrare in giro per il mondo!

I viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio Paese e non si è disposti a farsi carico di quelli stranieri.
(Charles-Louis de Montesquieu)

Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare.
(Andrej Arsen'evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983)

Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno.
(Guy de Maupassant, Al sole, 1884)

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
(John Steinbeck)

Sharing