venerdì 13 luglio 2012

La mia ribellione, tutta valigie e biglietti aerei.


Ho scattato questa foto nella Holkham Hall (UK) e l'ho scelta a rappresentare questa lettera.

Scrivo al fresco dal giardino di una semi-detached, in un verdeggiante villaggio nella cintura di Cambridge. Pochi giorni e soffio 33 anni. Me ne sono andato senza rimpianti su uno dei tanti Mayflower  che attraversano la Manica facendo sognare tanti giovani "puritani", ribelli in fuga dall'Italia cattolica.
Già, perché anche l'Italia ha i suoi insorti. A 33 anni non potevo assistere alla crocifissione della mia felicità. Laureatomi in Storia nella Serenissima con il massimo dei voti, ho messo in valigia qualche altra fumosa soddisfazione accademica, chiamata con un prestito d'oltremare master, per poi convincermi che oltre ad essere un popolo di poeti, di artisti, di santi, di pensatori, di scienziati, siamo anche un popolo di navigatori e trasmigratori. Con la valigia sempre pronta, ora lo sento. Io sono anche Marco Polo. Scrive Jack London nel "Vagabondo delle stelle":  << Sono passato per diecimila generazioni, ho posseduto numerosi corpi. Io, esisto ancora, sono la vita, sono la favilla mai spenta che tuttora divampa, colmando di meraviglia la faccia del tempo.>> Non appena il telegiornale aggiornò inesorabilmente l'ammontare del debito pro capite di 33mila euro che pende sul capo chino di ogni italiano, ho deciso di esistere ancora come uomo libero, ho rialzato il capo ed ho scoccato la mia freccia senza ritorno. Ho pianificato la mia fuga da quel vigliacco del debito pro capite. Vigliacco lui che mi inseguiva, non io. Ho sempre vissuto felicemente e semplicemente non contraendo debiti, Io "puritano" non potevo accettare che qualcuno incominciasse a fare di conto assegnandomeli. Che cavolo, la vita, lo spirito è l'unica realtà destinata a durare. Chi cerca di perpetrare parimenti anche i debiti imputandoli ai giovani nascituri rompe in modo disumano il patto generazionale. Con questa rabbia iraconda ho lasciato l'Italia, lasciando in eredità un video ed un post che vogliono essere il manifesto di tale pensiero.  Chi rovina e guasta il paese, avrebbe la presunzione di lasciare ai posteri anche il conto da pagare? Stavolta sono io che dico "Non ci sto". La mia ribellione, tutta valigie e biglietti aerei.
Alberto Sciretti nella Holkham Hall (UK) 2012.
Parlo della vita, con l'amara consapevolezza che ogni giorno qualcuno, anche soffocato dai debiti, rinuncia alla sua meraviglia. Per questo ho deciso di scrivere. Voglio condividere la forza di questa alternativa con tutti coloro che non riescono più a sognare e che si sentono confinati nel campo di concentramento della crisi. Non sono i morsi della fame a fare male ma quelli psicologici. L'alternativa ci vede riscoprirci con coraggio navigatori impareggiabili e trasmigratori senza paure. Quel modello patriota che ci vede ancora a difesa della linea del Piave o tutti accoppati, va decisamente superato partendo per una avventura in giro per il mondo, si intende per più di 80 giorni. Francamente non so se tornerò mai indietro. Parti e scopri le tue autentiche potenzialità, questo è il mio motto. L'ha fatto Marco Polo, possiamo farlo anche noi. C'è onore nel lasciare. Sdoganiamo l'idea che andarsene significa sposare il ruolo del mesto emigrante che si asciuga malinconicamente un rivolo di lacrime sul parapetto della vita. Io che provenivo dagli uffici italiani tutti chiacchiere e distintivo, ho mandato a quel paese fax inceppati di carta, protocolli ermetici e raccomandate per Azzeccagarbugli, fantomatici fogli excel schizofrenici e report astrusi senza capo nel coda (anzi servivano solo al capo per fare carriera) e  mi sono finalmente rimboccato le maniche lavorando alacremente nei supermercati e facendo il cameriere. La differenza è che all'estero sembra di farlo passeggiando su una nuvola. L'aria spensierata che respiri è diversa. Si sogna ancora. Quando in giro per il mondo ci si incontra tra giovani connazionali, o con gli spagnoli o greci che siano, ti basta uno sguardo ed hai già condiviso tutto, il dono di capirti al volo. Prima non sognavi più e ora ti senti un uomo di mondo. Sono i viaggi che fanno le persone, non viceversa. Chi decide di andarsene da un villaggio affamato è di per sé un talento, garantendosi più chances di sopravvivenza. Non solo la mia generazione sprovvista di binocolo non ha mai potuto scrutare un futuro ma ha anche dovuto librarsi elastica e dinamica in modo da indossare tutte le flessibilità immaginabili di quello che, nella sua parabola discendente, si è giunti a definire mercato del lavoro. Ora si pretende anche che siano i giovani a pagare l'onere di questa crisi. La bussola della semplicità, dove l'avete lasciata?
Uomo in esplorazione nella Holkham Hall (UK).
In crisi il modello vecchio della gerontocrazia, in crisi anche noi che ancora aspettiamo e reclamiamo immobili quel lavoro che non esiste più. Ha senso protestare, chiedendo al sistema lavoro ed ancora lavoro, quando siamo noi stessi per primi a sentirci inutili in questo sistema che è una delirante fantasmagoria da multilevel marketing? Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche. Ha senso protestare per ciò che non esiste più, aggredendo uno Stato decotto che rischia di liquefarsi avvitato come è nella sua stessa impossibilità di denunciare francamente il proprio fallimento e rivedere completamente le fondamenta su cui si basa? Quando l'aria diventa pesante, l'ossigeno rarefatto, è vitale darsela a gambe. L'incognita avventura di una fuga all'estero ossigena le idee.  L'emorragia italiana di talenti come un fiume sotterraneo di lava fa affluire continuamente all'estero migliaia di giovani teste pensanti che condividono all'unisono l'idea di apportare un radicale cambiamento al proprio stile di vita. Pochi notano e analizzano questa lava che anticipa l' eruzione. Dal 2007 nel Blog "In esplorazione oltre lo stagno di rane" ho tentato di tracciare la condizione mentale di chi esplora, di chi si avvantaggia nel diventare un pioniere, di chi, ribelle, apre nuove piste e le condivide con gli altri, in una società italiana in cui all'opposto troneggiano conformismo e omogeneizzazione  che divorano il vero nucleo dello spirito vitale di una persona, la passione per l'avventura. Solo mettendo in viaggio la propria anima si evita che essa, annoiata, abbandoni il proprio corpo. Il Blog riprende volutamente una felice metafora di Platone, "rane intorno ad uno stagno", che mette a fuoco la prospettiva terribilmente limitata, ripresa anche da molte favole, di una rana in una sorta di pozzo che guarda all'insù ad uno spicchio circolare di cielo, convinta di conoscere tutto il firmamento stellato e l'universo. C'è tanta gente tremendamente infelice che tuttavia non sente più dentro di sé Marco Polo, condizionata come è dal conformismo e tradizionalismo, che se da una parte paiono assicurare una vita pacifica, in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. C'è molto di Into the Wild in ciò che scrivo. Saranno stati i libri di Jack London, G. Orwell, H. D. Thoreau, M. Twain ed Emilio Salgari  a mettermi contromano su questa strada. Per me la gioia di vivere scaturisce dall'incontro con nuove esperienze. Avete appena incontrato la mia. Questo abbiamo scordato, noi che abbiamo arenato sulla spiaggia del tradizionalismo la Santa Maria; Marco Polo, Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo sapevano trovare terra dove l'inerzia voleva vedere solo il mare. Nella stagnazione, l’involuzione vede solo moltitudini di cortigiani appellarsi vicendevolmente ora Magnifico ora Magnanimo, ora Emerito ora Amplissimo e così via; una vita spesa in convenevoli formali, un mondo ovattato dove regna l’ipocrisia baronale e dove le idee rivoluzionarie e geniali vengono spente sul nascere come se fossero fiammiferi. In questo senso dopo cinque anni di blog, sono arrivato alla conclusione che invece di attaccarci alla tetta della madre patria succhiando sussidi e reclamando un diritto naturale al lavoro dobbiamo riscoprirci cittadini dignitosi di un mondo da scoprire senza confini attraverso l'esperienza empirica e l'osservazione diretta. Esplorare trovando il modo per esprimerci professionalmente nel lavoro secondo un parametro di utilità in un mondo che dobbiamo concepire diverso dall'attuale. In Italia si lavora aspettando la busta paga senza prestare attenzione alla disposizione mentale, alle qualità psichiche ed etiche, allo spirito di collaborazione, al senso di onestà, allo spirito di sacrificio e di iniziativa, alla perseveranza, alla curiosità intellettuale e sperimentale in capo alle maestranze. Permettetemi questa citazione erudita: << Il “senso internazionale” ha una componente etica ed una conoscitiva; la prima è legata alla concezione che ognuno ha della vita, al concetto dell’uomo, della sua uguaglianza nella dignità, della solidarietà sociale, di un destino globale dell’umanità. Questo atteggiamento etico, che nella forma più matura si presenta come “amore per gli altri”, è indispensabile perché nello studio gli “altri” non siano considerati cose e numeri e variabili, ma esseri umani contrassegnati da una loro originalità e autenticità che solo il rispetto e la estimazione profonda permettono di penetrare con pazienza, tatto, oculatezza, nella consapevolezza che ogni realtà umana individuale o sociale ha le sue profondità nascoste che si traducono non sempre facilmente leggibili per chi osserva provenendo da un altro contesto culturale. >> (Orizio B., La pedagogia comparata, Brescia, 1977, pp. 60-61)  Quanto a voi, lasciate l'Italia e mi raggiungete in esplorazione o raddoppiate l'amarezza?

Un caro saluto.
Alberto Sciretti
Technorati: A7HNSDQJTNJ3

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche io piena di sogni, ancora a quasi 48 anni, mille volte intenzionata a fuggire, adesso rivaluto (nell'impossibilità di farlo momentaneamente) la possibilità che un mondo migliore si possa creare intorno a me nel mio ambiente. Aspetto a momenti che mi diano il via per aprire il mio blog che si chiamerà "Semi di gioia"...devo ancora strutturarlo in realtà. Intanto ho iniziato a leggere questo tuo blog e devo dire che alcune cose mi hanno emozionato...perchè sono dentro di me. Rimango per adesso al mio stagno...ma oggi mi sento una leonessa. Ciao! (Sono momentaneamente anonima, scusami!).

Alberto Sciretti ha detto...

"Semi di gioia" promettente! Hai un orto o il tuo sogno è averlo?
Grazie del tuo commento, fresco, vivo, umano.

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