mercoledì 14 maggio 2008

Grido di Pietra tutto italiano a Cerro Torre

Suggestiva immagine di un arrampicatore

Il Cerro Torre è una delle più spettacolari cime del Campo de Hielo Sur, è situato in una regione contesa fra Argentina e Cile, a ovest del Fitz Roy (o Cerro Chalten). La vetta del Cerro Torre è considerata fra le più inaccessibili del mondo perché, qualunque via si scelga, bisogna affrontare almeno 800 metri di parete granitica, per arrivare ad una cima perennemente ricoperta da un "fungo" di ghiaccio. Inoltre le condizione climatiche e meteorologiche della regione sono particolarmente sfavorevoli.
Video montato da Sciretti Alberto, con immagini tratte dal Film "Grido di Pietra" del 1991.
La data della prima ascensione del Cerro Torre è oggetto di discussioni e polemiche. Nel 1959 l'alpinista trentino Cesare Maestri e il ghiacciatore austriaco Toni Egger tentano la scalata con il supporto di Cesarino Fava. Dopo una settimana Maestri fu ritrovato in stato confusionale e raccontò a Cesarino Fava di aver raggiunto la vetta il 31 gennaio insiema ad Egger, che era poi caduto morendo durante la discesa portando con sé la macchina fotografica e quindi le prove del successo.

Cesare Maestri in una foto del 1954 (Archivio Corriere della Sera)
Toni Egger, che perse la vita dopo aver raggiunto la vetta del Torre Cerro assieme a Cesare Maestri.
Così racconterà quegli attimi Cesare Maestri: "Per scendere adottiamo il sistema che si usa nei salvataggi: uno si lega attorno alla corda doppia e l'altro lo cala di peso a carrucola su due moschettoni frenanti. Dobbiamo fare così altrimenti le corde verrebbero portate via dalla forza del vento. Arriviamo così verso le 19 del 2 febbraio a circa 150 metri dalle corde fisse. Decidiamo di passare la notte sulla cima di un piccolo nevaio pensile. Pianto tre chiodi e cominciamo a fare il buco per passare la notte. Ma a Toni questo posto non sembra tanto sicuro, vuole vedere a destra più in basso se c'è una sistemazione migliore fuori dal tiro delle valanghe. Mentre lo calo ed egli è arrivato a una quindicina di metri da me, un rumore assordante mi fa alzare il capo: una enorme massa di neve e ghiaccio si tacca dalla cima. Urlo: «Attento, Toni» e mi appiattisco contro la parete. Un colpo sordo e la corda si tende, Toni è investito e coperto dalla valanga. Un pezzo di ghiaccio mi colpisce duramente alla testa. La tensione della corda diventa insopportabile, poi si rilascia. La valanga continua a cadere con sempre minore forza finché solo pochi pezzi di ghiaccio passano fischiando. Il piccolo nevaio è stato letteralmente spazzato. Chiamo Toni. Nessuno risponde. Non rimane nessuna speranza. La valanga ha portato con sè tutto l'occorrente per bivaccare. Mi rannicchio nel mio buco di neve e aspetto che passi questa notte tremenda. Sapevo fin dall'inizio che sarebbe dovuta finire così e che domani sarebbe stata la volta mia. All'alba del 3 febbraio esco dal mio buco come un condannato a morte. Comincio a scendere a corda doppia con lo spezzone che mi rimane, dalla cima continuano a cadere valanghe. Dopo varie ore, arrivo finalmente alle corde fisse. La parete è un inferno. A pochi metri dal cono di deiezione mi scivolano i piedi e non riesco più a tenermi con le mani; volo così per circa una diecina di metri, la neve caduta durante la notte mi accoglie materna ed attutisce il colpo. Lo spirito di conservazione mi porta attraverso il tormentato ghiacciaio a circa 300 metri dal campo tre dove mi trova Cesarino per caso, molte ore dopo, in uno stato di semi-incoscienza, mentre balbettavo: «Toni è caduto».Su questa montagna dopo circa duecento ore Toni ha perso la vita, ha pagato a caro prezzo il suo sogno, ma ora dorme tranquillo. Non lo disturberà mai più il freddo o l'urlo del vento. Dorme avvinto nei colori delle bandiere chehanno sventolato sulla cima. Il celeste del cielo, il bianco della neve, il verde dei boschi e il rosso del calore. Lui ora dorme, ha lasciato a noi il doloroso racconto e un vuoto incolmabile nell'alpinismo mondiale e nei nostri cuori.
La vicenda dà vita a numerose polemiche, altri tentativi falliscono, e Maestri torna a sfidare il Torre nel 1970. Questa volta la cordata, composta oltre che da Maestri da Ezio Alimonta, Daniele Angeli, Claudio Baldessarri, Carlo Claus e Pietro Vidi, affronta la parete Sud-Est portando con sé un martello compressore. Scendendo Maestri, in un gesto di sfida, spacca i chiodi piantati e lascia appeso il compressore all'ultimo, cento metri sotto la cima. La Via del Compressore (o Via Maestri) sarà ripercorsa nel 1979 dall'americano Jim Bridwell che scopre che i chiodi lasciati dai suoi predecessori s'interrompono a 30 metri dalla cima. Ancora una volta l'ascensione di Maestri viene messa in dubbio. Nel 2005 Ermanno Salvaterra, uno dei maggiori conoscitori del Torre e il primo a scalarlo d' inverno (nel luglio 1985), fino ad allora sostenitore di Maestri decide di ripercorrere la via del '59 e riesce a raggiungere la cima. Non trova tracce di un precedente passaggio e scopre che la via segue un tragitto diverso da quello che per anni aveva descritto Maestri. La prima ascensione indiscussa del Cerro Torre è quella compiuta ad opera di un gruppo di alpinisti lecchesi (Daniele Chiappa, Mario Conti, Casimiro Ferrari e Pino Negri) nel 1974. Il tentativo di scalare il Cerro Torre da parte di due famosi alpinisti è il soggetto del film Grido di pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein), girato nel 1991 dal celebre regista tedesco Werner Herzog e interpretato da Vittorio Mezzogiorno, Mathilda May e Brad Dourif.
L'ultimo attacco italiano a Cerro Torre, da molti ritenuta la più difficile parete del mondo, è avvenuto con successo il 13 novembre 2004, grazie a Giacomo Rossetti (31 anni), Alessandro Beltrami (23 anni)ed Ermanno Salvaterra (50 anni). Per il racconto dell'impresa vedi lo speciale del Corriere della Sera
Le nostre porta-ledge (tendine da parete) nel posto di bivacco chiamato Dalai Lama. Questo nome lo detti a questo posto già 3 anni fa nel corso del mio primo tentativo alla Est del Torre per l’incredibilità del posto dovuto alle incredibili dimensioni ed impressionanti forme di questa grande lama in sospeso sulla parte ed avendo conosciuto poco prima quella Grande persona del Dalai Lama mi venne in mente lui raggiungendo questo posto. (foto e testi di Ermanno Salvaterra)
Alessandro Beltrami nella tormenta lavora sistemando la ledge (foto e testi di Ermanno Salvaterra)
Incredibile video di Ermanno Salvaterra, protagonista della prima salita alla parete est sul Cerro Torre nel 2004
I shot this for my wife, who was 5 months pregnant with my son at the time, on the summit of Cerro Torre after completing the first ascent of the complete SE Ridge with my Slovenian friend and climbing partner Marko Prezelj and another climber. The rock mountain visible as I do a circle is Fitz Roy, the highest mountain in the area. I am a professional speaker and have a website: www.stephenkoch.com

Ermanno Salvaterra sulla Ferrata Castiglioni. Già in tenera eta', si trova a trascorrere l'estate in montagna a 2500 metri di quota. All'eta' di 11 anni farà in cordata la prima vera scalata alle Torri d'Agola.
Sciretti Alberto, da bambino in montagna.

Sciretti Alberto in montagna, in una immagine del Gennaio 2006.

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