domenica 9 marzo 2008

ETH Zurigo: Politecnico di Zurigo dove il ricercatore è veramente il protagonista

Uno scorcio da me fotografato del lago di Zurigo che bagna l'omonima città. Il lago è pulito e nella bella stagione vi si può fare il bagno. I camminamenti lungo il lago sono particolarmente curati e la cittadinanza nelle belle giornate vi si riversa festosamente a passeggiare.
Sono stato in Svizzera un paio di giorni (1), in particolare a Zurigo, la città più grande della confederazione. La città è servita perfettamente da molteplici linee di tram e filobus (13 linee di tram per la precisione e 6 di filobus dell'azienda Verkehrsbetriebe Zürich ) che hanno la precedenza sul traffico automobilistico. Il tram non è vissuto come una anomalia da dedicarvici un'unica linea un po' come è successo nelle mie zone (a Padova ed ora a Mestre), ma è lo standard che scoraggia l'uso dell'auto propria garantendo l'abbattimento dell'inquinamento dovuto alle polveri sottili. Tutte le principali vie a Zurigo quindi, hanno una trama infinita di cavi elettrici sospesi che forniscono elettricità ai tram, che realmente sono puntuali fino alla noia. Ecco, la Svizzera può forse deludere per questo: la perfezione può stancare. Nei tram, la gente è fredda e composta, non si formano campanelli di persone che discorrono tra loro, e gli svizzeri sono austeramente e compostamente seduti sui loro posti, in un silenzio assordante.

Uno scorcio di Zurigo dalla terrazza panoramica dell'Università di Zurigo
Ma ciò di cui intendo parlare in questo articolo è l'istituto politecnico federale di Zurigo (ETHZ), fondato nel 1855, che ho visitato rimanendo impressionato.
Da questa Università sono usciti decine e decine di premi nobel: uno per tutti Albert Einstein che qui si laureò, dall'ottobre 1896 all'agosto 1900.

Albert Einstein
La parte più dinamica ed in espanzione del politecnico è sicuramente il campus di Hönggerberg, collocato in mezzo al verde, ma comunque velocemente raggiungibile dal centro, sulle alture poco distanti dal centro di Zurigo. Gli spazi aperti e verdi, favoriscono l'intelletto ed un clima sereno.

Gli edifici universitari del politecnico sono inseriti in un paesaggio ameno.
Il Politecnico di Zurigo, che a mano a mano negli anni ha acquisito fama mondiale, conta circa 13'000 studenti e 7'500 collaboratori, e punta a diventare una vera e propria Science City, dotata di alloggi e molti altri servizi, come palestre e zone ricreative dedicate agli studendi. (il fatto di vedere le mucche pascolare ad un centinaio di metri dalle strutture universitarie mi ha ricordato l'Agripolis, il campus universitario della Facoltà di medicina veterinaria e della Facoltà di Agraria dell'Università degli studi di Padova).
Come potrete evincere dal video che vi propongo con immagini da me girate, il politecnico offre agli studenti e ai ricercatori infrastrutture fra le più moderne e laboratori di ricerca tra i più all'avanguardia nel mondo. Il protagonista è il ricercatore Scienziato. Nei laboratori che si vedono nel video, dotati di strumentazioni costosissime, si attua la ricerca sul Cancro.

Video sul Politecnico di Zurigo. La prima canzone di sottofondo era (ho dovuto poi sostituire l'audio) Comptine d'un autre été: L'après-midi di Yann Tiersen ; come seconda canzone avevo scelto un remix creato a partire dalla famosa telefonata tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà , che fa da sfondo alle immagini dei laboratori svizzeri dove si concretizza la ricerca sul Cancro; questo per denunciare, se mai ce ne fosse bisogno, che l'attuale sistema politico italiano che bene è rappresentato da questa schifosa telefonata, impedisce all'Italia di crescere, non investendo nella ricerca e nella cultura, veri assi portanti di una società civile. Forse a qualcuno, fa comodo avere telespettatori ignoranti e inebetiti. 


La mensa dell'ETH, con panchine e tavoli in pietra posizionati in un giardino che circonda gli edifici.


Le organizzazioni universitarie italiane non sono preparate culturalmente ed organizzate concretamente per ricercare finanziamenti negli utili di quelle società commerciali, che invece potrebbero grazie proprio alla ricerca, riuscire a competere in un mercato ormai globalizzato. In Italia, si tende per forma mentis, ad aspettare i finanziamenti dallo Stato come nell'avamposto di Dino Buzzati si aspettavano i Tartari. L'organizzazione universitaria è spesso una macchina burocratica autoreferenziale, vittima dei suoi stessi procedimenti che crea e distrugge, in cui il dipendente confinato perimetralmente nel suo ufficio, è come se fosse prigioniero all'interno di una fattoria senza però poter andare a mietere il grano o a falciare l'erba per poter contribuire concretamente ad un surplus. L'idea di squinzagliare nel territorio le proprie risorse umane a procacciare finanziamenti per l'università è considerata ancora eversiva. Lo fanno tutte le grandi aziende per loro natura con reti commerciali fatte di agenti e rappresentanti, perchè non farlo per una nobile causa quale la cultura? Ed ecco quindi che se uno Stato indebitato come l'Italia non funziona, ecco che si tira dietro anche tutte le Università, che galleggiano nella mediocrità finanziaria. Ho trovato sostegno alle mie idee su http://www.valeriomelandri.it/ , un Blog dedicato al Fund Raising, il cui autore è il direttore del Master universitario in fund raising per il nonprofit e gli enti pubblici dell'Università di Bologna.
Per ulteriori info sul Politecnico di Zurigo:
L'edifico in cui sono stato ospite, aveva al piano sottointerrato un bunker antiatomico, residuo del periodo della guerra fredda. Il bunker tuttavia è ancora attrezzato con porte blindate di spessore generoso all'esterno e all'interno ed un sistema di depurazione e riciclo dell'aria e dell'acqua.
In Svizzera una legge degli anni '70 obbliga ogni cittadino ad avere un posto in un rifugio antiatomico. Per legge i bunker devono avere i solai di 40 cm di spessore e i muri di trenta, ed essere autosufficienti per almeno sei mesi per quello che riguarda cibo, acqua e aria. Chi non dispone di un bunker, che può essere condominiale o relativo alla singola abitazione, deve pagare una tassa l'anno per garantirsi un posto nei rifugi collettivi.
Si può verificare quanto sopraccitato al Cap. 5 Sezione 1 della Legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) del 4 ottobre 2002 che così recita:
Capitolo 5: Costruzioni di protezione
Sezione 1: Rifugi
Art. 45 Principio Ogni abitante deve disporre di un posto protetto raggiungibile in tempo utile dalla sua abitazione.
Art. 46 Obbligo di costruire 1. I proprietari d’immobili sono tenuti a realizzare ed equipaggiare rifugi in tutti i nuovi edifici abitativi, negli istituti e negli ospedali nonché a occuparsi della loro manutenzione. 2. I Comuni sono tenuti a realizzare rifugi pubblici equipaggiati nelle zone in cui non vi sono posti protetti a sufficienza. 3. I Cantoni possono obbligare i proprietari e i possessori di beni culturali mobili e immobili ad adottare o tollerare misure edilizie per la protezione di tali beni.
Art. 47 Gestione, contributi sostitutivi
1. Per garantire un’offerta equilibrata di posti protetti, i Cantoni gestiscono la costruzione di rifugi in base alle prescrizioni federali. 2. I proprietari di edifici abitativi che non realizzano un rifugio privato devono versare contributi sostitutivi. I contributi sostitutivi vengono impiegati in primo luogo per il finanziamento dei rifugi pubblici comunali. Se tutti i rifugi richiesti sono realizzati o finanziariamente garantiti mediante contributi sostitutivi, i contributi rimanenti possono essere destinati ad altre misure nel campo della protezione civile. 3 .Se il fabbisogno di posti protetti è coperto, i Cantoni decidono in che misura devono essere realizzati rifugi oppure versati contributi sostitutivi. 4. I Cantoni determinano l’ammontare dei contributi sostitutivi in base alle prescrizioni della Confederazione. 5. I contributi sostitutivi restano di proprietà dei Comuni che li hanno ricevuti. Il Cantone disciplina l’utilizzazione dei contributi sostitutivi versati alle strutture organizzative regionali e cantonali.
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(1) Il bollo obbligatorio per attraversare le autostrade svizzere l'ho acquistato direttamente alla frontiera a Chiasso al costo di 30 euro. Quindi si può tranquillamente arrivare alla dogana sprovvisti del bollo. Dopo aver oltrepassato il confine nelle aree di sosta si trovano i cambi, dove poter ottenere eventualmente i franchi svizzeri di cui si abbisogna.

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