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lunedì 12 giugno 2017

Sorry 'Ryanair' & 'EasyJet' but now people cheat with red 'Jet2'.


Here it is why I see a golden future for the British low-cost airline 'Jet2'. For all these reasons, I have decided to invest on this company (Dart Group PLC). Well, follow me:

1) Jet2 has started its operations even from London Stansted Airport (the airline's first base in southern England) in March 2017. They have arrived to the big market, London. I am not the only one who has cheated the old Yellow and Blue (Ryanair) with this exciting new Red (Jet2). People sooner or later will try it and they will realize that Jet2 do have more legroom and less annoying and noisy advertising on board (Ryanair's attendants never stopped hawking sandwiches, drinks, lottery tickets or perfume the entire flight);

2) Jet2 has a more friendly brand associated with holidays and warm destinations (red Spain). Many people leave good feedback, particularly referring to their outstanding service, talking about their exciting 'first time with Jet2'. Thanks to the reviews on TripAdvior, Jet2 claims to be the Best UK Airline. Being the last to compete with Ryanair and EasyJet, the fresh Jet2 seems more confident in avoiding all those behaviors that annoy passengers;

3) Jet2 became the latest low-cost airline to launch links to New York, stealing a march on Ryanair, which has flirted with the idea of transatlantic flights for the best part of a decade, without ever getting anywhere (source 'The cheapest way to get to New York' The Telegraph);

4) Due to the recent disaster of British Airway during half-term school holidays, customers tend to change their habits and they are more prepared to give a try to an innocent brand. 

domenica 29 giugno 2014

Dal suicidio di Raul Gardini a quello tentato da Roberto Meneguzzo. Similitudini agghiaccianti per i due finanzieri scalatori di 'Fondiaria', precipitati sotto il peso delle loro tangenti e dopo essersi messi di traverso a Mediobanca.

Raul Gardini (Ravenna, 7 giugno 1933 – Milano, 23 luglio 1993)
Sono passati poco più di 20 anni, sufficienti per farci perdere la memoria. Viviamo il telegiornale di oggi, dimenticando quello di ieri. Cinicamente ci stupiamo sempre per quello che accade in fondo ciclicamente, perdonerete il gioco di parole. Era un caldo luglio del 1993. Tirava un'aria torrida da Tangentopoli. Le cravatte soffocavano come nodi scorsoi. Raul Gardini, imprenditore rampante, conosciutissimo negli ambienti patologici della finanza per la scalata alla Montedison (che all'epoca controllava tra l’altro anche 'Fondiaria', storica e florida compagnia di assicurazioni fiorentina dove Mediobanca di Renato Cuccia aveva sempre fatto il bello ed il cattivo tempo, al punto da considerarla "la pupilla dei suoi occhi") di traverso alla Mediobanca di Enrico Cuccia, sta per mollare la presa alla parete della vita. Le sue stesse mani, da scalatore finanziario, lo fanno precipitare nel vuoto, premono il grilletto di una vecchia Walter Ppk calibro 7,65, resa famosa per lo più dai film di James Bond, l'agente 007. Soltanto tre giorni prima di lui anche il suo acerrimo rivale presidente dell'ENI, Gabriele Cagliari, si era ucciso apparentemente soffocandosi con un sacchetto di plastica nelle docce del carcere di San Vittore. Ironia della sorte, il palazzo nobiliare in cui  Raul si uccide, di sua proprietà e considerato tra le migliori espressioni dell'architettura neoclassica a Milano, si chiama Belgioioso. La stanza dei bottoni di Renato Cuccia, dove sorge la sede di Mediobanca, cuore della vecchia Milano e centro del potere finanziario,  sempre per ironia della sorte stava invece in Via Filodrammatici
Palazzo Belgioioso, Milano.
Raul Gardini era considerato un 'capitano coraggioso' la cui barca il 'Moro di Venezia' da lui voluta e finanziata dalla Montedison da lui spavaldamente scalata, era stata protagonista indiscussa nel 1992 diventando la prima barca italiana nella storia a vincere la Louis Vuitton Cup, la più famosa e prestigiosa competizione velistica. Prigioniero del suo personaggio, travolto dal gusto di sfidare il mondo, giocatore d'azzardo, fumatore incallito, amante della vela, stile da Yuppie. L'uomo, abituato nella sua solitudine e patologia soltanto a 'vincere', sorridente e brillante con una apparente contagiosa voglia di vivere, non aveva retto all'idea di finire in carcere vedendosi distruggere giorno dopo giorno davanti agli occhi dei suoi figli. Antonio di Pietro stava per bussare alla sua porta.
Trovarono sul comodino, un biglietto su carta intestata. 'A Idina, Ivan, Eleonora, Maria Speranza e Elisa: grazie. Raul'. Sono i nomi della moglie, dei figli e della suocera. Se di suicidio quasi certamente si tratta, da un punto di vista finanziario il dito venne puntato contro l'omicida Mediobanca guidata da Enrico Cuccia, istituto di credito italiano fondato nel 1946, centro del mondo finanziario e politico italiano, indispensabile supporto della grande impresa nell'Italia degli anni Ottanta
Enrico Cuccia (Roma, 1907 – Milano, 2000)
L'istituto costituì il perno di un sistema di alleanze, ora al tramonto, che attraverso partecipazioni incrociate e patti parasociali garantiva stabilità degli assetti proprietari dei maggiori gruppi industriali. Mediobanca fu pertanto la gran regista con  i cosiddetti 'patti di sindacato', vere e proprie «scatole cinesi», strumentali a tenere insieme un capitalismo basato sulle relazioni e i favori reciproci: io aiuto a controllare il tuo gruppo traballante, e tu fai lo stesso per me. Se mi fai lo sgambetto, ti puoi anche suicidare. Non vi meraviglierete se l'Italia versa in condizioni disperate. Cuccia, inavvicinabile dai giornalisti e con il culto del silenzio (parlare per lui era il vero peccato mortale), cattolico praticante, uomo completo che poteva vantare elogi dal Duce Benito Mussolini in persona così come di aver realizzato delicate operazioni di collegamento tra i gruppi della resistenza antifascista, 'fece fuori' finanziariamente Raul Gardini per poi presentarsi con una cravatta nera, tornando a casa da Mediobanca, a palazzo Belgioioso subito dopo che Raul si era sparato; una sfinge che cammina, nemmeno una parola
Raul Gardini era riuscito quindi nell’audace impresa di controllare anche 'Fondiaria', autonominandosi Presidente e rigettando le candidature proposte dallo stesso Cuccia, che per quel motivo ruppe con lui le relazioni. Raul Gardini pagò tangenti, sviluppando spregiudicati intrecci a spirale vorticosa con la politica, dimenticando che più che la politica contava Mediobanca che invece aveva irrispettosamente più che indispettito. Nella fretta di andarsene a 60 anni Raul non lasciò direttamente alcuna 'ricetta morale' se non un pensiero ai suoi cari. 
Roberto Meneguzzo (Malo 1956 - ?)
A 58 anni, nel giugno 2014, ha provato a togliersi la vita un altro finanziere 'scalatore', per il mondo della finanza il fondatore della Mediobanca del Nord-Est, il vicentino Roberto Meneguzzo. Non ha retto al brusco passaggio dai confortevoli salotti buoni dell’imprenditoria veneta alla atmosfera cupa e fredda di una cella nel carcere di La Spezia. Arrestato a seguito dell'inchiesta sul MOSE di Venezia in quanto avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel piano corruttivo, in una notte di giugno ha cercato di farla finita, soffocandosi con il lenzuolo. Roberto Meneguzzo era balzato all'attenzione per il tentativo di scalata a Fondiaria, anche lui di traverso a Mediobanca, e per aver messo il naso nelle Assicurazioni Generali sempre controllate da l'istituto di via Filodrammatici. «Fondiaria diabolicum», aveva detto, con una battuta storica, l’avvocato AgnelliL’inizio del declino del suo «salottino buono» del Nord-Est viene da molti ascritto proprio alla rottura traumatica con Mediobanca. Anzi negli ambienti finanziari viene dato per certo che il periodo buio di Roberto Meneguzzo inizi proprio con il tentativo di conquistare Fondiaria. Con quella operazione, in seguito fallita, Meneguzzo si era messo troppo di traverso a Mediobanca. Renato Cuccia si sa non c'è più, scomparso nel 2000, ma il suo spirito aleggia ancora se non fosse che il civico di via Filodrammatici dove ha sede Mediobanca è stato ribattezzato "piazzetta Enrico Cuccia".  
Se soppesando le due personalità troverete inopportuno un paragone tra Raul Gardini ed il semplice dottore commercialista in Vicenza Roberto Meneguzzo, quest'ultimo, che comunque il nomignolo di «nuovo Cuccia» se l'era preso eccome si potrebbe difendere citando i suoi rapporti di amicizia con il faccendiere Marco Milanese, fiduciario dell’ex ministro Giulio Tremonti ed il fatto che la sua voce wikipedia creata dalla sua società nel 2008, preparata sapientemente soltanto in inglese per presentarlo candidamente all'estero, gli attribuisse la disponibilità di gestire quale CEO di Palladio Finanziaria un patrimonio di circa 700 milioni di euro, diventati l'anno seguente 2000 milioni di euro nel curriculum presentato alla Parmalat in quanto nella lista dei candidati per il Consiglio di amministrazione proposti da Intesa Sanpaolo.
Hotel Excelsior al Lido di Venezia.
Le ultime similitudini dei due scalatori, che rappresentavano nell’immaginario collettivo 'malato' i classici finanzieri di successo, vanno contestualizzate proprio in quella Venezia aristocratica che dopo gli scandali del MOSE non è più Serenissima. Raul Gardini aveva comprato la maledetta Ca' Dario, dove si erano già suicidati un po' tutti (anche proprio con un colpo di pistola), stupendo palazzotto veneziano affacciato sul Canal Grande. Un palazzo definito diabolico tanto quanto la storia della assicurazione Fondiaria. La figlia Eleonora Gardini, primogenita di Raul e Idina, aveva inoltre sposato nel 1987 Giuseppe Cipriani, della nota famiglia veneziana di albergatori e ristoratori. 
La finanziaria di Roberto Meneguzzo, laurea all' Università Ca' Foscari di Venezia che attraversa anch'essa momenti bui, ha nella città della Serenissima legami molto forti con la partecipata Est Capitalal momento commissariata, di Gianfranco Mossetto, professore in quiescienza della Ca' Foscari, che aveva importanti progetti immobiliari al Lido di Venezia, riqualificazioni di hotel, tra tutti l'Hotel Excelsior e il Grand Hotel Des Bains, quelli che dai primi del '900 accolgono le maggiori celebrità internazionali e i divi in visita a Venezia, e la costruzione di darsene. Proprio in uno di questi hotel al Lido della Est Capital, l'Excelsior, ora passato sotto il controllo del nuovo gestore HinesRoberto Meneguzzo era solito soffermarsi in una delle suite a lui riservate. Proprio nella sua suite sono avvenute alcune perquisizioni. Per la stessa maledizione che ha condannato la Fenice, il Molino Stucky, la suite presidenziale «San Marco» dell'Excelsior è andata a fuoco proprio quando la proprietà passava dalla Est Capital al nuovo gestore. Non esiste limite alla meraviglia. Il Des Bainsl'albergo di "Morte a Venezia" di Thomas Mann, l'altro gioiello, era andato a fuoco proprio poco dopo l'acquisto sempre da parte della società finanziaria Est Capital. Dove i soldi scorrono a fiumi, pare che i sistemi antincendio non funzionino ammesso che esistano. 
Incendio al Grand Hotel Des Bains
(era di  proprietà di Est Capital)
al Lido di Venezia
.
Ho voluto scrivere questo articolo non per glorificare Raul Gardini o Roberto Meneguzzo. Le loro vite effimere  da 'capitani coraggiosi', accomunate da una ingorda ed insana propensione alla tangente pagata anche con i soldi dei cittadini, non lasciano nulla se non forse l'attuale debito pubblico italiano alle future generazioni, ed una immagine fumosa di un capitalismo italiano francamente indecente. Ho voluto accostare le vite di due finanzieri per accendere un faro sulla tipologia di personalità che sta rovinando il Bel Paese. A coloro che fossero mossi da tanta pena o simpatia per i due finanzieri, come per la loro categoria, chiedo di aprire gli occhi sulle centinaia o migliaia di Angelo di Carlo, la classe operaia che va in paradisoScrissi che non avrei dimenticato Angelo. Io sono ancora vivo, qui a ricordarlo. Lo porto nel mio cuore. Simbolicamente con lui ricordo tutti coloro che in questo paese si sono visti negare qualsiasi sogno e la felicità, per colpa di una classe imprenditoriale e politica, se non anche accademica, una generazione di pederasti del dio denaro, che volevano bramosamente raggiungere, a scapito della vita dei loro concittadini italiani, quella suite che perfino Dante avrebbe fatto bruciare all'Inferno. Per quanto tempo ancora dedicheremo tutta la nostra esistenza all'accumulo effimero, qualitativamente in modo spesso mafioso e quantitativamente impedendo al nostro prossimo, i nostri figli, di avere le medesime opportunità di accedere ad una qualche forma di benessere? C'è un problema disumano di distribuzione della ricchezza. Io lo percepisco, voi continuate pure a far finta di niente buttando via la vostra vita in un sacchetto di cellophan. Sottrarre le risorse agli altri, non significa concorrere al progresso materiale della società. Arrestare l'arricchimento dei pochi e l'impoverimento dei tanti per tornare ad essere di nuovo felici. "Finchè esiste la povertà, non può esserci una vera libertà." diceva Nelson Mandela. Qualche anno or sono, folgorato sulla via di Marrakech, scrissi per la prima volta sulla necessità di stabilire un tetto all'arricchimento personale oltre il quale si possa guadagnare soltanto per la gloria morale di donare tutto il superfluo in beneficienza. Un vero privilegio quello di poter donare agli altri che proprio chi si santifica di lauree e specializzazioni negli States, come i tanti Meneguzzo, dovrebbe riscoprire. I furbi staranno già ridendo. Non ci arrivano, accecati dall'ingordigia. Quel limite salva anche la loro vita. In tutte le cose esiste un limite superato il quale non può sussistere il giusto.

martedì 17 giugno 2014

Ecco perché le mucche impazziscono e l'uomo contrae malattie neurologiche croniche, degenerative e irreversibili. Dietro la produzione di latte e derivati una infinita sofferenza.


Dietro un bicchiere di latte, dietro un pezzettino di formaggio può nascondersi crudeltà e sfruttamento. L’organizzazione animalista Mercy for Animals ha diffuso un video-inchiesta che mostra maltrattamenti, abusi, torture di ogni tipo nel più grande allevamento di mucche “da latte” del Canada. Se accade in Canada, immaginatevi quando importiamo il latte dai paesi dell'est. Accade ovunque. Questo lager di torture, dove le mucche allo stremo con mastiti devono produrre massivamente quel candido latte che colora le nostre immacolate colazioni serene, prova che non sono le mucche ad essere diventate pazze. La ricerca si occupa di contrastare malattie neurologiche croniche, degenerative e irreversibili che dagli animali si trasmettono all'uomo ma abbiamo perso di vista il contesto generale in cui questi morbi si possono concepire e sviluppare. Come fa l'Unione Europea a imporre all'Italia delle quote latte anche alle mucche libere in alpeggio? Come si fa a non tenere in considerazione anche il benessere degli animali e il loro stato psico-fisico? Come possiamo nella produzione di latte pensare ad una produzione di massa con una gara al ribasso sul prezzo del prodotto finale? Il mondo che stiamo costruendo non si regge in piedi come una mucca pazza. Anche la mucca Camilla sta soffrendo al giorno d'oggi. Pazzi noi.

Dopo aver visto tanta sofferenza nel video, è doveroso ricordare cosa sia veramente la vita anche per gli animali. Solo per ricordare a chi ha cementificato persino la propria capacità di sognare, se non quella di concepire almeno un contesto sano, riporto alcune fotografie che ho scattato in questi giorni nello Yorkshire (UK). Combattete per un mondo migliore, per la Natura.

sabato 17 maggio 2014

L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni.

Toscana. Questa è l'immagine utilizzata al lancio di un nuovo portale internazionale del turismo. (Villas.com , gruppo booking.com, PRICELINE)
Di certo non mi sento un Renziano. Ho spiegato le ragioni per le quali non me la sento di marciare con Matteo. Di questi tempi mi considero più un Marziano, non riuscendo a trovare una collocazione politica. Devo riconoscere altrettanto che Matteo Renzi affascina. Devo dire che mi ha particolarmente colpito ed affondato, con la seguente dichiarazione: “L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni.” Mi si è elevato lo spirito sentendo queste bellissime parole. Sono uscito anch'io da questo blog che gufa e mette in guardia sul fatto che il terreno sotto i nostri piedi si sta sgretolando (tu lo vedi il buco dell'ipocrisia?).  Matteo sta chiamando sul suo ponte di comando tutta la ciurma, appellandosi al contributo di tutti. Quando non c'è vento, dovremmo tutti remare, su questo non ci piove. Sono in grande confusione, non lo nego. Ed allora, non mi resta che lodare quella parte della magica Italia, quel leggendario vascello di prima classe che andrà sempre a gonfie vele. Sentite che cannonate, le ho prese da un articolo dell'ANSA. Il turismo ecologico ha registrato in Italia il record storico per giro d'affari a quota 12 miliardi di euro. Dati relativi al 2013, signori. Negli anni della crisi le presenze turistiche si sono moltiplicate nei parchi, nelle oasi e nelle aree verdi. Chi ha saputo proteggere il proprio paesaggio rurale come la Toscana, meta preferita, ne uscirà ancora più forte. Cresce la voglia di attività sportive all'aria aperta quali mountain bike, birdwatching, equitazione, trekking, climbing (+47%). Nel nostro Belpaese salgono verso il sublime l'enogastronomia (15%) e la riscoperta delle tradizioni (10%). Dio mangia italiano, perdonatemi l'espressione. Lassù ordinano italiano. L'Italia detiene la leadership europea nella produzione biologica e nell'offerta di prodotti tipici con 262 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario. Una succulenta torta quella dell'eco turismo su cui mettono le mani ogni anno sempre più turisti stranieri. I nostri agriturismi vengono publicizzati nel mondo come paradisi di emozioni culinarie, vere e proprie università dove puoi intraprendere un corso di cucina, visitare orti e conoscere i prodotti enogastronomici, oltre alle fattorie didattiche per i più piccoli e le osservazioni naturalistiche.
Su questo Matteo, ha ragione. L'Italia è molto più grande delle nostre paure, è molto più bella delle nostre preoccupazioni. Riprendiamoci l'Italia, torniamo a farla splendere. Che possa diventare un'oasi di verde e di pace, un polmone verde per tutto il pianeta, dove la natura regna sovrana. Non lasciamoci contagiare dai violini che accompagnano il Titanic, dai corvi disfattisti che hanno crocifisso l'Italia a priori. Diamogli una giovane speranza. Non facciamola morire. Lottiamo. Amen. 

Un agriturismo nelle colline di Castelfalfi, Toscana.

venerdì 21 febbraio 2014

Io non ce la faccio a marciare con Matteo.

Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori.
L'opera d'arte Il Quarto Stato simboleggia la protesta sociale, quello sciopero con il quale i lavoratori diventano consapevoli dei propri diritti, e l’affermazione di una nuova classe sociale, il proletariato, nella società del XX secolo. Ho provato a far marciare il Presidente del Consiglio Matteo. Matteo il Lavoratore. Ma il quadro si è bloccato. Qualcosa non convince. Ho sentito la lavoratrice in primo piano rifiutarsi di marciare con Matteo. Mi sono fermato anch'io, non me la sento di marciare con Matteo Renzi. Diciamocelo, Matteo Renzi rappresenta il nuovo che avanza. Sono il resto dei lavoratori (intendo lavoratori veri come i lavacessi eroi) che vedo indietreggiare. Per rendere l'idea, un uomo che coltiva solo sogni non è in grado di pulirsi il water nel quale urina e neanche di ripagare i propri debiti (il buco dell'ipocrisia, il debito pubblico, ammonta ad oggi a circa 2100 miliardi di euro). ”Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Matteo Renzi” è sicuramente il miglior tweet di Beppe Grillo.

sabato 4 gennaio 2014

That is why what we live is not a true democracy.

Chart of the number of homeless people each night a New York. September 2013: 52,351!
Just compare these charts. The shame of our democracy. If you take in consideration the last ten years, you realize that the stocks of giants as Priceline or Google have grown as much as the number of homeless. Nelson Mandela said that "while poverty persists, there is no true freedom." In the past, the poor could at least cultivate their land and live thanks to the product of their labor. Nowadays, in the financial democracies with no available land, wealth tends to be concentrated in the hands of a select few. That is why what we live is not a true democracy. That is why we need a revolution. 

Priceline's stocks (NASDAQ:PCLN) has appreciated more than 5931% in the last ten years. 

Googles's stocks (NASDAQ:GOOG) has appreciated more than 920% in the last ten years. 

mercoledì 25 dicembre 2013

Auspicio #2014. Liberariamoci dell'intelligenza di Renato Brunetta.

Santoro lo invita ancora per fare audience, in quanto attira mosche a non finire. Il nostro Paese però soffre e quindi è arrivata l'ora di liberarsi di questo premio nobel mancato, un mix perfetto bipolare tra il politico e l'accademico che gli ha permesso di sopravvivere tirando a campare ancora per un po'. Dai Mastella ai Rutelli alcuni dei parolai se ne sono già dovuti andare. Ora tocca a Renato. Il 2014 sarà il suo anno. Ho già scritto del suo bipensiero. L'Italia merita di essere più stupida, merita di liberarsi dell'intelligenza di Renato Brunetta. L'unico metodo possibile è quello di non dargli tregua. Fischiatelo, rivoltatevi alle sue fantomatiche esternazioni sull'economia, chiedetegli quanto ci costa quando lo vedete a spasso con la scorta, ripagate la sua arroganza con la stessa noncuranza. Non dategli tregua. Brunetta ha la colpa imperdonabile di aver dato luce ad una dottrina economica liberista schizzofrenica che concepiva così come strutturata l'impoverimento delle masse (obiettivo raggiunto) a fronte di un suo arrichimento immobiliare (obiettivo raggiunto). Lui è stato il mentore, il guru, il supporto scientifico ai vari lestofanti che si volevano arricchire a spese degli altri. Il faro di un berlusconismo criminale. Il suo latrato patetico contro l'IMU, non fa che suggerirci l'unica strada percorribile: una patrimoniale secca e spietata sui beni di coloro che si sono arricchiti sottraendo ricchezza agli altri. Qualcuno, colmo d'ipocrisia, vorrà vedere in questo post quel linguaggio violento che in passato ha connotato periodi bui. A costoro, rispondo che la classe operaia come Angelo di Carlo se ne è già andata in paradiso, ora tocca a personaggi quali Renato Brunetta incamminarsi verso l'inferno. 

domenica 24 novembre 2013

Trussardi, la tragedia silenziosa del «levriero».

Il Levriero, simbolo dei Trussardi.
In questo blog ho sempre cercato di sviluppare questioni legate alla moralità e allo spirito. Mi posso permettere un tuffo in quello che ritengo il lusso senza peccato. Ho tre paia di indistruttibili Timberland, che negli ultimi dieci anni mi hanno portato ovunque seguendo la direttrice della mia avventura. Insomma, sulle calzature non si scherza. Risparmiare sulle calzature, significa ritrovarsi punto a capo a distanza di pochi mesi. Ma non è di questo che volevo parlare. Trussardi, non solo la qualità di borse e vestiti, ma il senso storico e artistico. Una tragedia che stringe il cuore. Marchio di moda nato nel 1911, vede fin da subito tra i suoi clienti la casa reale inglese che non poteva rinunciare a quei bellissimi guanti pregiati, tocco magico italiano. Poi vennero le valigie e le giacche in pelle. Bella la vita. Poi, il 13 aprile 1999. Nicola Trussardi muore di schianto dopo aver perso il controllo della sua Mercedes-Benz. Non basta. Un colpo al cuore. Anche il figlio Francesco Trussardi muore quattro anni dopo schiantandosi con la sua Ferrari 360.  Una vita ancora da vivere. La passione mortale per la corsa ereditata dal padre. Ora, l'azienda grazie al cielo vola a gonfie vele trattandosi di quel Made in Italy che non tramonta mai. Resta però quella amara sensazione come quando senti che un branco di balenottere si sono arenate morendo sulla spiaggia e non riusciamo a capirne i motivi. L'assurdo della vita, di quando non ci rendiamo conto che al volante uccidere e ucciderci sono un battito di ciglia, gli occhi stanchi si chiudono per un eterno instante. 

Questo è un appello alla famiglia Trussardi. Parlate al cuore dei giovani. Spiegate loro che la vita è veder tornare il levriero. Basta morti sulle strade. 

mercoledì 30 ottobre 2013

lunedì 14 ottobre 2013

Se il lavoro deve essere dignitoso perchè in Italia non esiste il salario minimo garantito (dignitoso)?

Il lavoro deve essere dignitoso. Facciamoci pure una conferenza sopra ma restano parole. Tutti d'accordo. Come tradurle nella realtà? Mi domando infatti cosa serva tutta l'attuale letteratura accademica che gira attorno a questo concetto se parimenti in Italia non si legifera sul salario minimo garantito. Andiamo per ordine. Per capirci il salario minimo è la più bassa paga oraria che un datore di lavoro può per legge corrispondere al lavoratore.
Dopo due anni di esperienze lavorative in Gran Bretagna e con alle spalle un master di diritto al lavoro conseguito in Italia credo di riuscire ad individuare limpidamente l'anomalia italiana: l'assenza del salario minimo garantito, che diventa patologica quando ci si imbatte nei contratti a progetto e stage. Il salario minimo infatti non solo è quel riconoscimento a quel diritto di tutti di avere un paga oraria dignitosa ma è l'unico strumento efficace contro lo sfruttamento.
Nella nostra bellissima Costituzione, bellissime parole circa il diritto ad una equa retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto. Bellissime parole, bellissimi intenti che non si realizzano però concretamente nei conti correnti dei nostri figli, nella nostra Republica degli stagisti e dei precari. Un vero peccato se si pensa che in Francia un lavoratore non possa essere pagato meno di 9,43 € all'ora (aggiornato al 2013) e in Gran Bretagna nessuno si è mai minimamente sognato di pagarmi meno del minimo previsto per legge 6.31 £ all'ora (aggiornato al 2013). Gli esperti, porteranno subito a bilanciare l'esempio della corazzata Germania che non protegge i propri lavoratori con il reddito minimo. Un paese come l'Italia pieno di esperti di diritto del lavoro, cosa volete che non abbia quel genio di Renato Brunetta sempre pronto ad inceppare il ragionamento contorcendolo in modo accademico. Farebbe di tutto pur di non permettere che il lavoratore abbia quello che semplicemente è un ombrello protettivo che ti evita quantomeno l'esposizione alle intemperie. In un paese come l'Italia che si presta alle più gravi abberrazioni nell'alterazione dello stato di diritto è uno scandalo che non si sia legiferato in tal senso. Dimenticavo, Renato Brunetta, genio malefico sta ancora disturbando.

domenica 18 agosto 2013

How Barclays cheats customers on foreign currency payments.

First of all, I want to share that I am writing just because Barclays rubbed me almost 300 £ in only one transaction. Not so bad for a bank. So, probably you can believe me. I take all the responsibilities for what I am going to say. We are talking about one of the most influential and powerful British banks.  So I have decided to write a formal complaint to the Financial Ombudsman Service and to share everything in this blog. Banks are ruining our lives and we need a revolution. If not, who protects vulnerable people?


martedì 23 luglio 2013

Enrico Letta e la parabola apocalittica di Casaleggio.

Il posato Enrico Letta
Premetto, sono il solito disfattista polemico e sono immune agli incantesimi creati con la magia dell'ipocrisia. Se voi avete il dono di saper apprezzare il posato Enrico Letta, attuale Presidente del Consiglio, io preferisco sottolinearne attonito la parentela con il principale collaboratore di Silvio Berlusconi, il posato Gianni Letta. Posati professionisti della politica. Mi direte che non ci sono alternative, che Enrico Letta incarna il meno peggio del peggio in circolazione. Allora cari miei è davvero finita. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è aumentato a 2.034.763 miliardi (Fonte Sole 24ore). Ci avviamo verso una bancarotta storica, uno spettacolo convulsivo indecente dove nel gran finale probabilmente nel panico generale si rivedrà il posato Giuliano Amato, esperto nel defibrillare economie moribonde mettendo le mani in tasca agli Italiani. Gli Italiani hanno perso il dono di vedere. Io, che non sono un posato esperto d' Economia di provenienza Bocconiana e non posso vantare posate credenziali presso Comunione e Liberazione, postai su Youtube, il 17 Settembre del 2009, un video in cui gridavo allarmato la cifra del nostro debito allora, 1.753 miliardi di euro. Studiando Finanza Pubblica all'Università di Padova, quella cifra mi aveva allarmato, più di un allarme antincendio. Dopo quasi 4 anni, il nostro debito ha divorato altri 282 miliardi di euro e le vite delle persone che sono entrate nella sua spirale. Ho condiviso ogni notizia di questo mostruoso aumento, nel post "Tu lo vedi il buco dell'ipocrisia?". Già perchè, il problema sta tutto in una generale colata di cerone ipocrita che gli Italiani si sono imposti per non affrontare il nodo cruciale: c'è un buco enorme che aumenta e dei posati criminali avvoltoi che ci girano attorno, nella stessa atmosfera immobile ipocrita che respirate solitamente in una banca. Nessuno lancia una monetina in quel buco, da questo punto di vista funziona meglio la fontana di Trevi. Io mi sono chiamato fuori da questo sistema, me ne sono andato dall'Italia con la mia ribellione, tutta valigie e biglietti aerei. Tu cosa fai, mi vieni a dire che Enrico Letta è la soluzione finale? 


martedì 20 novembre 2012

La ricchezza di certe persone supera la loro capacità di contare: il caso Lapo Elkann.

Il rampollo della famiglia Agnelli, Lapo Elkann
Della Valle ha recentemente affermato: «la Famiglia Agnelli torni a fare quello che ha sempre che ha sempre saputo fare meglio: sciate, veleggiate e partite a Golf. E lasci i problemi dell'Italia alle persone serie» Come dargli torto. Prendete Lapo Elkann. Persona davvero poco seria che sembra più un partecipante uscito dal Grande Fratello che un imprenditore. Il responsabile della promozione del marchio Fiat verrà ricordato più per il suo ridicolo SUV parcheggiato arrogantemente in divieto di sosta, per i suoi party a base di cocaina e prostitute, per il suo tentativo ridicolo di essere qualcuno apparendo piuttosto che producendo per merito qualcosa. Ora due sono le conseguenze a lungo termine dopo il passaggio di "personaggi" come questo. Prima di tutto l'operaio quando sente di lavorare per un imprenditore come questo è il primo che non ci crede e se la mano operaia quando batte il ferro caldo non è ben salda e decisa sono guai. In secondo luogo questo è il classico imprenditore che a lungo termine manda a "puttane" la propria azienda. L'unica soluzione davanti a tanto squallore è tassare al 70% o 80%, come si sta valutando in Francia, qualsiasi patrimonio oltre un milione di euro. In tal modo si favorirebbe la ridistribuzione e la circolazione della ricchezza piuttosto che il suo accumulo stile Mr. Scrooge.

La ricchezza di certe persone supera la loro capacità di contare.

lunedì 27 agosto 2012

Razionalizzazione, il passe-par-tout di ogni politica di riduzione del personale.

Mi permetto di consigliare la lettura di un post "L'uomo che non c'era", un capolavoro letterario imperdibile a mio parere, in cui viene descritto brillantemente il processo che porta una multinazionale, impersonificata in un manager dagli inespressivi occhi azzurri e da uno sguardo gelido di ghiaccio,  a ridurre il personale. Il tutto dalla prospettiva quasi fantozziana di un dipendente sempre più evanescente "il cui problema è proprio essere la soluzione al problema del manager che deve operare i tagli". Il licenziato se ne andrà tra due ali di Bmw e Audi accorse per l'occasione nel piazzale dell'azienda a comunicare il "lieto" evento. Nel post si scopre come "Il destino di migliaia di persone di lingue, razze e religioni diverse, con differenti abitudini e molti sogni comuni, dipende da un gruppo di analisiti finanziari con camicie bianche a manica corta e occhialini con montatura da sfigato, che - divorando numeri su numeri - sputano poi la sentenza di morte per gran parte di quelle vite disperse in Europa, Asia e Medio Oriente." Gran finale, con "lo schiavo non ha altro da perdere, tranne le sue catene".

mercoledì 8 agosto 2012

L’ostensione del sacro Monti.

Mario Monti e Giulio Andreotti, vicini vicini. Bocche e Bocconi.
Mario Monti, la cui attività taumaturgica di stampo bocconiano avrebbe dovuto e dovrebbe risollevare l'Italia e rappresentare una novità dirompente in uno scenario quasi compromesso, si presentò genialmente agli italiani dal salotto di quel camerlengo ipocrita di Bruno Vespa, quello stesso salotto cattolico in cui è stata confezionata con garbo agiografico la politica berlusconiana più becera.

lunedì 6 agosto 2012

Bevi tu che dopo ti bevo io.

"Fiordilatte", manifesta l'intenzione di abbeverarsi sul Cam.
Non avevo mai visto una mucca inginocchiarsi per abbeverarsi. Mentre beveva, le guardavo avidamente le mammelle gonfie di latte e pensavo. Bevi serena, che domani mattina a colazione bevo il tuo latte con i biscotti. You drink, we drink. Questi sono i miei pensieri in temi di crisi in un pomeriggio soleggiato lungo il fiume Cam (Cambridge UK) nel tratto che preferisco oltre la Bottisham Lock.

martedì 27 dicembre 2011

Ads on their faces to pay off their student debts. New Economy or the end of the logic?

Ross Harper, left, and Ed Moyse have sold their face to pay off their student debts.
The pair, who graduated from Selwyn College in July, came up with the idea of charging businesses to paint a different logo on their faces each day for the next year to pay off their student debts. Source: http://www.cambridge-news.co.uk/Cambridge/Face-space-duo-will-donate-days-profit-20122011.htm

giovedì 10 novembre 2011

Ho mangiato mele naturali e non erano avvelenate come la finanza incommestibile.

Sentiero inglese che da Stapleford porta a Babraham nei dintorni di Cambridge
Passeggiando in questi giorni nella campagna inglese che circonda Cambridge, ho avuto la prova tangibile di come la natura offra spontaneamente tutto quello di cui abbiamo veramente bisogno, al netto dei bisogni secondari indotti da un consumismo senza freno; non ho mai visto così tante more, lamponi, lepri e fagiani. Ovunque girassi la testa c'era una lepre o un fagiano a fare capolino. Mi sento quindi di dire che la campagna inglese conosce ancora l'età dell'oro,  nome di un tempo mitico di prosperità ed abbondanza. Chi ha saputo preservare da colate di cemento e da attacchi speculativi il proprio territorio potrà sempre integrare la propria economia con i frutti naturali che Madre Terra ci offre. Nel gergo finanziario sento dire continuamente che le banche hanno "in pancia prodotti tossici". Io mentre scrivo ho ancora in pancia le mele naturali, che non sono avvelenate, che vedete nella foto.
Ho passeggiato mangiando mele, more e lamponi, che abbondanti si offrono lungo i sentieri inglesi della campagna.
Uno degli innumerevoli fagiani che ho incontrato durante le passeggiate. Quello nella foto, inseguito per gioco,  ha continuato goffamente a correre fino a spiccare in volo. Davvero il fagiano mi ha sempre trasmesso una sensazione di stupidità, visti i movimenti lenti ed impacciati che impediscono infatti a questo animale di sottrarsi facilmente ai cacciatori.
La campagna inglese è una riserva di lepri.
Sentiero pubblico che da Little Shelford porta a Harston nei dintorni di Cambridge

giovedì 3 novembre 2011

Mobilità dolce a Cambridge. Immobilità amara in Italia.

Da qualche giorno a questa parte mi sto gustando, un po' correndo ed un po' passeggiando, i footpath (sentieri) inglesi che portano a Cambridge e che si dipanano da questa cittadina verso la countryside (campagna) inglese. Dopo aver percorso "mille miglia"  di piste ciclabili e pedonali, posso sospirare con cognizione di causa "quanto sono avanti, quanto siamo rimasti indietro". Nel Cambridgeshire, la contea, una rete di piste pedonali e ciclabili permette ad una buona fetta degli abitanti di condurre una vita sportiva molto attiva. Nell'avanzato nord-est italiano non ho mai visto niente di simile.

Ovunque a Cambridge e nei suoi dintorni, corridori e ciclisti, muniti di un rigoroso abbigliamento giallo rifrangente, diventano i protagonisti vistosi di una vita in cui la precedenza bisogna darla a chi ha scelto uno stile di vita salutare. Cambridge viene per questo definita anche la città della bicicletta. Se volessimo imitare questo illuminato esempio dovremmo in Italia rivedere completamente il nostro codice della strada a favore dei pedoni e dei cicloamatori e contestualmente realizzare una rete di collegamenti pedonali e ciclabili tra le città, impostati per incoraggiare questo movimento sostenibile. In tutti i sentieri che ho percorso nel Cambridgeshire ho potuto constatare come le persone incontrandosi si salutino in modo gentile, forse compiaciuti di ritrovarsi insieme dalla parte giusta, quella che non brucia un litro di benzina per andare a comprare un litro di latte. Tantissimi gli inglesi che portano a passeggio il proprio cane, che finalmente oltre al cemento delle nostre città e alle risicate aiuole trovano un terreno familiare con il quale confrontarsi e sul quale lasciare i propri importanti ricordi.

Per ben due volte ho percorso questa pista ciclabile intelligente. Situata tra Great Shelford e Cambridge, pensate che ripropone in tutto il suo percorso, nelle sue fascie di quattro colori, la sequenza delle basi azotate del genoma umano. 
Gli amministratori italiani dovrebbero venire a scuola qui per capire quali politiche siano concretamente dalla parte dei cittadini. Purtroppo la politica italiana è troppo stupidamente impegnata nel compiacere una velocità Ferrari che miete vittime di una cultura che vede il pedone come "un troglodita che cammina" ed il ciclista come un intruso. Tutti piangono Simoncelli, ma poi c'è chi esce in moto per schiantarsi dopo poche ore. Il dolore fine a se stesso è banale se non è accompagnato da una profonda riflessione culturale, che ci permetta di evitare tutti quei comportamenti indotti da un modello consumistico insostenibile. Questo brivido per la "morte stupida" viene iniettato dalla televisione che allena i testosteroni a scaricarsi sull'acceleratore. Rai e Mediaset, in cartello, concordi nel trasmettere F1 e motomondiale come se questi valori totalizzanti potessero generare giovani rispettosi della propria vita e di quella degli altri. Per rendersi conto di quanto l'involuzione italiana abbia compromesso l'intera vita civile, voglio portarvi questo esempio. L'altro ieri ho comprato un giornale locale, il Cambridge-new; bene un delle notizie più in rilievo era "Busway runners angry at cyclists". In sostanza per farla breve, lungo le nuove strade concepite solo per gli autobus (busway) i corridori sono arrabbiati con i ciclisti per la loro velocità. Vi rendete conto? Se in Italia a bisticciare sono i mastodonti Tir con le automobili, a Cambridge competono gli amanti della corsa con quelli della bicicletta. Vi assicuro, si risparmiano le nostre stragi quotidiane sulle strade.
Due corridori lungo la busway a Cambridge. A Cambridge la popolazione conduce uno stile di vita salutare.
Le foto che ora riporto, scattate di fretta con il cellulare e con una Canon, sono appunto il frutto di passeggiate lungo un links di sentieri  tra Bar Hill, Stapleford, Sawston, Duxford, Little e Great Shelford, Babraham, tutti amabili villages prossimi a Cambridge.
  
Percorso pedonale e ciclabile tra Sawston e Duxford nel Cambridgeshire.
Bar Hill, village prossimo a Cambridge, in alto sulla destra, visto da uno dei tanti footpath adiacenti.
Paesaggio lungo il percorso pedonabile e ciclabile tra Sawston e Duxford nel Cambridgeshire.
Busway che collega il centro di Cambridge ed il nuovo Cambridge Biomedical Campus e l'ospedale.
Paesaggio visibile dalla pista ciclabile che collega Great Shelford a Cambridge. 
Uno dei tanti sentieri che porta direttamente al centro di Cambridge.


martedì 18 ottobre 2011

Se anche i black bloc fossero veramente i nuovi barbari, c'è da dire che c'è un impero decotto e corrotto pronto a sfaldarsi.

Black bloc (Blocco nero).
Ci concentriamo troppo nel guardare terrorizzati la pagliuzza negli occhi dei Black bloc (l'unica parte in vista) e non ci accorgiamo della trave che affligge il sistema. «Il ministro Tremonti ha corrisposto, quale partecipazione all'affitto dell'immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile di circa 4mila euro, corrispostemi settimanalmente» (Fonte Corriere.it). È quanto scrive l'ex consigliere del ministro Tremonti in relazione all'abitazione in centro di Roma che secondo i magistrati napoletani sarebbe stata ceduta gratuitamente dal deputato al titolare del ministero dell'Economia e delle Finanze. Il pagamento, sostiene Milanese, è stato effettuato sempre in contanti. Se un paese, presunto avanzato, quale l'Italia annovera un ministro dell'Economia e delle Finanze che paga il proprio affitto attraverso un versamento settimanale in contanti di mille euro ad un suo consigliere, ciò significa che siamo di fronte ad un impero decotto. Chi tra voi pagherebbe il proprio affitto in contanti? Robe da matti. Non serve che dica altro sugli altri esponenti di questo vergognoso governo (Berlusconi, badate il capo dell'esecutivo, pagava con buste piene di soldi in contanti faccendieri quali Lavitola e Tarantini, violando la legge antiriciclaggio), anche perché Tremonti sembrava l'unico rappresentante che potesse vantare una certa credibilità. Il contante, come sappiamo, per chi si trova a combattere fenomeni come l’evasione ed il riciclaggio, è il nemico pubblico numero uno, garantendo l'anonimato e la possibilità di attuare negozi fraudolenti.


Black bloc.
Riteniamo responsabili i Black bloc di gravissime violenze ma se dei ministri quali Sacconi e Brunetta, che mettono mano legiferando a leggi sensibili quali quelle sul lavoro, diventano responsabili di un vero e proprio disastro sociale, in cui il dramma terribile del precariato a vita affligge milioni di giovani appestati da stage e tirocini gratuiti ed in cui le morti bianche (da leggere "Giovani calciatori SOTTO LE LUCI di San Siro e giovani operai SOTTO TERRA. Stanno uccidendo gli operai"), il lavoro nero ed la piaga del caporalato (da leggere "Solo l’azione collettiva può porre un argine all’individualismo imperante") spadroneggiano come mai era successo nella storia della Repubblica italiana, allora forse tutto ciò non rappresenta una gravissima violenza? Possiamo convenire nella condanna di qualsiasi violenza, ma forse volete insinuare che questo governo non sia stato violento?

La violenza ha molte forme: una evidente ed un' altra subdola e difficile da stanare. Per fare un esempio, tra infiniti: si può danneggiare una macchina tirando un sasso (gesto che appare all'evidenza gravissimo e facilmente riconoscibile) oppure danneggiare milioni di autovetture qualora la casa automobilistica dovesse  volutamente risparmiare sul sistema frenante rendendolo difettoso). Non scherziamo, i libri di storia del futuro scriveranno pagine tristi sull'involuzione che contraddistingue il nostro tempo. Mi pare ovvio che chi devasta l'altrui proprietà vada perseguito, ma smettiamola di trangugiare ipocrisia. Non mi pare che il devastante debito pubblico italiano possa imputarsi ai black bloc; è troppo facile prendersela con il blocco nero, la punta estrema della disperazione sociale che arriva all'(auto)distruzione e non trovare il coraggio di accusare chi questo sistema l'ha cavalcato fino a portarci dentro una crisi nera ma nera nera, altro che Black bloc.
A robàre poco se va in gaera, a robàre tanto se fa cariera. 

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